Trump firma il nuovo travel ban: vietati i visti a cittadini di 12 paesi, tra rischi e ipocrisie sportive

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Lunedì entrerà in vigore il nuovo divieto di viaggio verso gli Stati Uniti per i cittadini di 12 paesi, in gran parte africani e mediorientali, voluto dal presidente Donald Trump con l’obiettivo dichiarato di “proteggere la sicurezza nazionale”. Afghanistan, Birmania, Ciad, Repubblica del Congo, Guinea Equatoriale, Eritrea, Haiti, Iran, Libia, Somalia, Sudan e Yemen sono i paesi interessati dalla misura, che riprende e amplia le restrizioni già applicate durante il primo mandato.

La decisione, annunciata due giorni fa, arriva sullo sfondo dell’attacco terroristico a Boulder, in Colorado, sebbene non vi sia alcun nesso diretto tra i fatti e i paesi colpiti dal bando. Trump, che aveva promesso di inasprire le politiche migratorie, ha giustificato il provvedimento come necessario per “impedire l’ingresso di terroristi stranieri”, senza però fornire dettagli su eventuali minacce specifiche.

La misura rischia però di creare tensioni anche al di fuori dell’ambito politico, investendo il mondo dello sport. Gli Stati Uniti, infatti, sono destinati a ospitare due eventi di portata globale: i Mondiali per Club a giugno e, soprattutto, i Mondiali 2026, organizzati insieme a Canada e Messico. La Fifa, che si è sempre dichiarata paladina dell’inclusività e della libertà di movimento, non ha ancora rilasciato dichiarazioni ufficiali, alimentando sospetti di doppi standard.

Non è la prima volta che il tema dei visti mette in difficoltà i grandi eventi sportivi. Nel 2023, l’Indonesia aveva perso l’organizzazione dei Beach Games dopo aver negato il visto alla delegazione israeliana, una mossa che aveva spinto il Cio a cancellare l’evento senza compromessi. Se la Fifa dovesse ignorare le nuove restrizioni statunitensi, si troverebbe nella scomoda posizione di aver tollerato discriminazioni analoghe a quelle condannate in altri contesti.

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