Israele, Katz: “Pronti a colpire l’Iran una terza volta con forza maggiore”

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La tregua tra Stati Uniti e Iran, sancita da un memorandum d'intesa siglato lo scorso 17 giugno, è già un ricordo. Dopo gli scambi di colpi di questi ultimi giorni, che hanno visto gli Stati Uniti colpire obiettivi militari iraniani e Teheran rispondere con attacchi a basi statunitensi in Kuwait, Bahrain e Qatar, il ministro della Difesa israeliano Israel Katz ha chiarito la posizione di Gerusalemme, annunciando che l'esercito è pronto a tornare in campo in Iran, se necessario, "anche una terza volta", promettendo un'escalation di forza senza precedenti.

Le parole di Katz, pronunciate durante una cerimonia militare di diploma per piloti, arrivano in un momento di altissima tensione. "L'esercito è pronto e in allerta per la ripresa della campagna", ha dichiaro il ministro, secondo quanto riportato da diverse agenzie, aggiungendo che le forze israeliane sono preparate a "riconquistare la superiorità aerea e a effettuare attacchi 'blue-and-white' – cioè indipendenti – in Iran per rimuovere le minacce". "Se dovessimo tornare, torneremo con una forza ancora maggiore", ha sottolineato, in un avvertimento chiaro e diretto a Teheran.

La crisi dopo la morte di Khamenei

Questa nuova minaccia si inserisce in un contesto di crisi acuita dalla morte dell'ayatollah Ali Khamenei, il leader supremo iraniano ucciso il 28 febbraio scorso in un attacco aereo congiunto tra Stati Uniti e Israele. La sua scomparsa, avvenuta il primo giorno dell'operazione "Roaring Lion", ha rappresentato un colpo durissimo per la Repubblica Islamica. Il corteo funebre, che ha attraversato l'Iran e l'Iraq per sei giorni, si è concluso il 9 luglio con la sepoltura a Mashhad, città natale del defunto leader, e ha visto la partecipazione di milioni di persone.

Le esequie sono state oscurate dalla ripresa dei raid statunitensi, che hanno causato vittime e danni infrastrutturali, colpendo anche l'area perimetrale della centrale nucleare di Bushehr.

Proprio la sepoltura di Khamenei ha fatto da sfondo a un'ulteriore escalation, con l'Iran che ha lanciato missili contro basi e infrastrutture militari statunitensi nei Paesi del Golfo. I pasdaran hanno rivendicato gli attacchi, definendoli la "prima fase della risposta punitiva contro i trasgressori americani", mentre il Pentagono ha risposto colpendo 90 obiettivi militari iraniani per "proteggere la libertà di navigazione" nello Stretto di Hormuz.

La situazione, come osservato dal Segretario generale dell'ONU António Guterres, rischia di far deragliare definitivamente i progressi diplomatici raggiunti con il memorandum di giugno, facendo precipitare la regione in una nuova fase di conflitto.

Una terza campagna? Le parole di Katz

Non è la prima volta che Israele minaccia un'azione militare in Iran. La dichiarazione di Katz fa riferimento a due campagne precedenti: la prima risalirebbe a giugno del 2025, un conflitto di 12 giorni, mentre la seconda è quella che ha aperto la guerra il 28 febbraio scorso, in cui è stato ucciso Khamenei. Il ministro della Difesa, nel suo intervento, ha ricordato di aver avvertito l'ex leader supremo che il "braccio lungo" di Israele lo avrebbe raggiunto se avesse danneggiato il suo Paese.

Ora, con la situazione che si fa sempre più fluida e pericolosa, la promessa di un "terzo round" appare come un avvertimento concreto, più che una possibilità remota. La chiusura di fatto dello Stretto di Hormuz, con il traffico mercantile ridotto ai minimi storici e le tensioni sui prezzi dell'energia, rende la scena internazionale ancora più incandescente.

Dietro le quinte, Paesi come Pakistan e Qatar stanno tentando di riportare Stati Uniti e Iran al tavolo dei negoziati, anche se l'impresa appare complicata da un'intensa retorica bellica. Mentre le cancellerie internazionali trattengono il fiato, le parole di Israel Katz confermano che Israele non intende restare a guardare e si sta preparando a ogni evenienza, pronta a colpire ancora con una potenza mai vista prima.

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