Israele, Katz: “Aspettiamo il via libera di Trump per riportare l’Iran all’età della pietra”
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Redazione Esteri
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Non è una minaccia generica, bensì un programma operativo dettagliato quello che il ministro della Difesa israeliano, Israel Katz, ha esposto nel corso di una riunione sulla sicurezza. L’annuncio – veicolato attraverso una dichiarazione registrata e ripreso dal Times of Israel – svela che le Forze di Difesa israeliane (Idf) hanno già pronti i piani per un nuovo colpo, devastante, contro la Repubblica Islamica. L’unico elemento che manca all’appello, nelle parole del titolare del dicastero di Tel Aviv, è il nulla osta da parte degli Stati Uniti per scatenare quella che si preannuncia come una fase ancora più cruenta del conflitto.
L’obiettivo: colpire l’energia e cancellare la “dinastia Khamenei”
Katz è stato esplicito nel delineare i due pilastri di questa prossima offensiva, non lasciando spazio a interpretazioni ambigue. Il primo, e più immediato, riguarda la distruzione sistematica di quelle che lui stesso ha definito le “infrastrutture economiche nazionali” iraniane. Si parla, ha precisato, di far saltare in aria le principali strutture energetiche ed elettriche, un’azione che secondo il ministro avrebbe l’effetto di riportare il paese “al Medioevo e all’età della pietra”. Non si tratta solo di interrompere l’erogazione di energia: l’obiettivo dichiarato è l’azzeramento della rete di distribuzione, un colpo letale all’economia di Teheran. Il secondo obiettivo, forse ancor più radicale, è politico ed esistenziale: “completare l’eliminazione della dinastia Khamenei”. L’attuale leadership iraniana, ricordiamo, è stata già decapitata con l’uccisione della guida suprema all’inizio del conflitto lo scorso febbraio; eppure Katz fa riferimento ai “successori”, indicando la volontà di estirpare l’intera linea di comando del “regime terroristico”.
Il nodo dello Stretto di Hormuz e il blocco navale
Mentre la diplomazia attende la mossa di Washington, sul terreno – o meglio, sul mare – lo scenario è già incandescente. Nello Stretto di Hormuz, un vero e proprio collo di bottiglia per il traffico petrolifero mondiale, la tensione non accenna a diminuire. Da una parte, l’Iran mantiene il blocco imposto e procede con azioni di forza: nelle scorse ore i pasdaran hanno annunciato e messo in atto il sequestro di due navi, tra cui la “Francesca” della compagnia svizzera MSC. Un’azione contestata dalle marine internazionali, ma che di fatto dimostra il controllo esercitato dalla Repubblica Islamica sulle rotte locali. Dall’altra, gli Stati Uniti rispondono con la loro controparte: il blocco navale americano nei porti iraniani rimane in vigore, e il comando CENTCOM ha dichiarato di aver intimato a 31 navi di invertire la rotta. La maggior parte di esse, secondo quanto riferito, avrebbe obbedito all’ordine impartito dalle forze statunitensi.
Le parole di Katz e l’attesa per la Casa Bianca
Il riferimento al via libera americano non è una semplice formalità. Katz ha specificato che Israele è “pronta a riprendere la guerra”, con l’Idf posizionata sia per la difesa che per l’attacco, e che gli obiettivi sono già stati individuati. “Stiamo aspettando il via libera dagli Stati Uniti”, ha ribadito, evidenziando come la Casa Bianca – guidata ormai da oltre un anno dal presidente Donald Trump – detenga la chiave di volta per l’escalation. Non si tratta più, quindi, di capire *se* Israele colpirà, ma piuttosto *quando* e con quale intensità. Le parole del ministro, cariche di una violenza metaforica molto specifica (“riportare all’età della pietra”), sembrano voler preparare l’opinione pubblica a una fase di conflitto totale, mirata non più solo agli apparati militari, ma alla resistenza civile stessa dell’Iran attraverso la distruzione delle sue luci e delle sue fabbriche. Una strategia che, se attuata, cambierebbe radicalmente la natura del conflitto in Medio Oriente, già segnato da mesi di attacchi e rappresaglie.




