Messina, bufera sui ricorsi elettorali: Scurria chiede le dimissioni di Basile
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Redazione Interno
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Marcello Scurria, consigliere comunale di Messina, al fianco del capogruppo della sua compagine a Palazzo Zanca Pippo Capurro, ha convocato una conferenza stampa per sollevare pesanti accuse nei confronti del sindaco Federico Basile e della sua giunta, arrivando a chiedere le dimissioni del primo cittadino. «In 40 anni non mi era mai capitato di vedere una cosa del genere», ha dichiarato Scurria, secondo quanto riportato dalle cronache locali.
L’oggetto della contestazione sono due delibere approvate dalla giunta il 20 luglio scorso, con le quali l’amministrazione ha dato incarico all’avvocato Santi Delia di costituirsi in giudizio nei ricorsi elettorali pendenti davanti al Tar di Catania.
Lo stanziamento contestato e la tesi del conflitto di interessi
Secondo la ricostruzione diffusa dai consiglieri, le delibere numero 476 e 481 avrebbero stanziato complessivamente 12.919,04 euro di denaro pubblico per resistere nei giudizi relativi alla regolarità delle elezioni amministrative dello scorso maggio. Il punto centrale della contestazione riguarda la natura stessa dei ricorsi: a giudizio di Scurria e Capurro, questi non impugnerebbero atti del Comune di Messina, ma i verbali della Commissione Elettorale Circondariale, organo della Corte d’Appello già disciolto.
Di conseguenza, l’unico interesse alla difesa sarebbe di natura personale, riconducibile al sindaco e agli otto assessori, il cui mandato sarebbe travolto dall’eventuale accoglimento dei ricorsi. I consiglieri hanno inoltre annunciato il deposito di un’interrogazione consiliare a risposta immediata e la trasmissione degli atti alla Procura Regionale della Corte dei conti e alla Procura della Repubblica di Messina, affinché vengano effettuate le valutazioni di rispettiva competenza.
La ricostruzione della seduta di giunta e della procura alle liti
Un ulteriore elemento di contestazione riguarda lo svolgimento della seduta di giunta del 20 luglio. Stando alla documentazione pubblicata nella sezione Amministrazione Trasparente, il sindaco Basile sarebbe risultato presente durante l’esame di quattro delibere ordinarie e si sarebbe allontanato soltanto in occasione delle due deliberazioni riguardanti i ricorsi elettorali, per poi rientrare subito dopo. I consiglieri sostengono inoltre che non vi sarebbe stata una dichiarazione formale di astensione per conflitto di interessi.
Nella loro ricostruzione, un peso particolare assume la circostanza che la procura alle liti sarebbe stata firmata personalmente dal sindaco già l’8 luglio, dunque undici giorni prima della deliberazione della giunta. Scurria e Capurro hanno aggiunto che, alla data odierna, nessuno dei diretti interessati si sarebbe costituito personalmente al Tar, e che l’unica parte costituita risulterebbe essere il Comune, che pagherebbe per difese altrui.
I consiglieri hanno altresì segnalato di avere formalmente richiesto il verbale della seduta di giunta del 20 luglio, documento che, al momento della diffusione del comunicato, non sarebbe stato ancora consegnato dalla segretaria generale.
La replica di Palazzo Zanca: «Difendiamo l’Ente, non interessi personali»
L’amministrazione comunale ha respinto le contestazioni definendole «prive di fondamento e riconducibili a una personale interpretazione dei fatti». Palazzo Zanca ha precisato che la deliberazione contestata trae origine da un ricorso elettorale con il quale viene chiesto l’annullamento della proclamazione del sindaco eletto e degli atti di ammissione delle liste collegate, con conseguenze potenzialmente estese all’intero risultato delle elezioni comunali del 24 e 25 maggio 2026.
In tale contesto, secondo la nota, la costituzione in giudizio non sarebbe una scelta discrezionale dettata da valutazioni politiche o da esigenze di tutela personale degli amministratori, ma sarebbe funzionale alla tutela dell’interesse istituzionale dell’Ente, chiamato a difendere la regolarità del procedimento elettorale e la legittimità degli atti dai quali discende l’attuale assetto degli organi comunali.
«L’interesse del Comune alla tutela della propria posizione processuale e della legittimità degli atti amministrativi ed elettorali che lo riguardano non coincide con l’interesse personale dei singoli amministratori alla conservazione della propria carica», si legge nella replica, che richiama l’articolo 59, comma 1, dello Statuto comunale, secondo cui la giunta delibera sulle liti attive e passive e sulle transazioni, distinguendo la decisione di costituirsi in giudizio dall’atto con cui viene conferito al difensore il potere di rappresentare l’Ente.
La nota precisa inoltre che il sindaco non ha partecipato alla decisione di costituirsi in giudizio, «per massima trasparenza», e che la legittimità della deliberazione potrà essere valutata nelle sedi competenti.
Il quadro dei ricorsi e l’udienza del 20 ottobre
I ricorsi sulle elezioni comunali di Messina sono pendenti davanti al Tar di Catania e riguardano, tra gli altri aspetti, l’ammissione delle liste che hanno sostenuto Federico Basile. L’udienza è fissata per il 20 ottobre 2026.
La questione giuridica al centro del contenzioso riguarda la presentazione delle firme per le liste di candidati alle scorse amministrative: il partito Sud chiama Nord, che ha sostenuto la candidatura di Basile, ha presentato quindici liste senza il supporto delle firme, dopo che la formazione politica aveva chiesto un parere all’assessorato regionale alle Autonomie locali, il quale aveva messo nero su bianco che per un partito rappresentato all’Assemblea regionale siciliana non vi fosse necessità di presentare le firme.
Un primo responso del Tar di Catania, arrivato sul ricorso presentato per le liste di Sud chiama Nord a Barcellona Pozzo di Gotto, ha confermato la correttezza delle procedure utilizzate dal partito per la raccolta delle firme, respingendo il ricorso presentato per ottenere l’annullamento delle elezioni. La questione barcellonese era identica a quella messinese, per questo il responso era molto atteso anche a Messina.
In parallelo, il consiglio comunale straordinario convocato per discutere la relazione di inizio mandato del sindaco Basile ha lasciato insoddisfatti i consiglieri di minoranza, mentre quelli di maggioranza non hanno preso la parola nel corso della seduta.
Il capogruppo di Fratelli d’Italia Libero Gioveni ha definito la relazione «assai superficiale», rilevando che si fonda su numeri fin troppo datati e su un’analisi del piano di riequilibrio carente, e ha citato tra i nodi irrisolti i 132 milioni di euro di debiti delle società partecipate e la cancellazione dei 61 milioni di euro del disavanzo tecnico.
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