Messina, il Comune replica a Scurria sui ricorsi elettorali: «Difendiamo l’Ente, non interessi personali»
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Redazione Esteri
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L’amministrazione comunale di Messina respinge le contestazioni avanzate dal consigliere Marcello Scurria sulla decisione dell’Ente di costituirsi nei giudizi elettorali pendenti davanti al Tar di Catania. «Prive di fondamento e riconducibili a una personale interpretazione dei fatti»: è questa la valutazione contenuta nella nota diffusa da Palazzo Zanca, che interviene dopo la conferenza stampa tenuta questa mattina dai consiglieri del gruppo Scurria Sindaco.
L’oggetto della contestazione
Al centro della polemica ci sono due delibere di Giunta, la numero 476 e la 481, entrambe datate 20 luglio, con le quali il Comune ha affidato a un legale esterno la difesa dell’Ente nei ricorsi elettorali, per un importo complessivo di 12.919,04 euro.
Secondo la ricostruzione dei consiglieri Scurria e Pippo Capurro, i ricorsi non impugnerebbero atti comunali ma i verbali della Commissione Elettorale Circondariale, organo della Corte d’Appello già sciolto: da qui la tesi secondo cui l’unico interesse alla difesa sarebbe quello personale del sindaco Federico Basile e degli assessori, il cui mandato potrebbe essere travolto dall’accoglimento dei ricorsi.
La posizione del Comune
La replica dell’amministrazione muove dalla natura stessa della deliberazione contestata. Il provvedimento trae origine, si legge nella nota, da un ricorso con cui viene chiesto l’annullamento della proclamazione del sindaco eletto e degli atti di ammissione delle liste collegate, con conseguenze potenzialmente estese all’intero risultato delle consultazioni comunali del 24 e 25 maggio 2026.
«In tale contesto, la costituzione in giudizio del Comune non costituisce una scelta discrezionale dettata da valutazioni di carattere politico o da esigenze di tutela personale degli amministratori, ma è funzionale alla tutela dell’interesse istituzionale dell’Ente», sostiene Palazzo Zanca, precisando che l’Ente ha curato la propria difesa «al fine di sostenere la legittimità dell’attività svolta nell’ambito del procedimento elettorale, senza proporre, per quanto risulta dagli atti, autonome contestazioni nei confronti dei ricorrenti».
Il nodo del conflitto di interessi
Il passaggio centrale della replica riguarda la distinzione tra interesse dell’Ente e interesse individuale degli amministratori. «L’interesse del Comune alla tutela della propria posizione processuale e della legittimità degli atti amministrativi ed elettorali che lo riguardano non coincide con l’interesse personale dei singoli amministratori alla conservazione della propria carica», afferma la nota.
Il Comune riconosce che l’eventuale annullamento della proclamazione degli eletti e degli atti presupposti inciderebbe sull’assetto istituzionale e sulla continuità dell’azione amministrativa, ma contesta che da ciò possa discendere automaticamente la configurazione di un conflitto di interessi.
La normativa sull’obbligo di astensione, si legge ancora, impone agli amministratori locali di astenersi dalle deliberazioni riguardanti interessi propri o di parenti e affini fino al quarto grado; la mera circostanza che la difesa del Comune possa indirettamente favorire gli amministratori non dimostrerebbe, secondo la tesi dell’amministrazione, che la delibera sia stata adottata nel loro interesse personale. La coincidenza tra gli interessi sarebbe, in questa lettura, un effetto riflesso della controversia.
La procura alle liti e il ruolo del sindaco
Un ulteriore punto della replica riguarda la sottoscrizione della procura alle liti da parte del sindaco. Il Comune richiama l’articolo 59, comma 1, dello Statuto comunale, secondo cui «la Giunta delibera sulle liti attive e passive e sulle transazioni», distinguendo la decisione politica di costituirsi in giudizio dall’atto con cui viene conferito al difensore il potere di rappresentare l’Ente. Si tratterebbe, secondo Palazzo Zanca, di atti con natura e funzioni differenti.
La nota precisa inoltre che il sindaco non ha partecipato alla decisione di costituirsi in giudizio, «per massima trasparenza». Scurria, dal canto suo, ha annunciato il deposito di un’interrogazione consiliare a risposta immediata e la trasmissione degli atti alla Procura della Repubblica di Messina e alla Procura regionale della Corte dei conti. «Prendiamo atto delle spiegazioni fornite dal sindaco. Sugli aspetti politici della vicenda, attendiamo il question time in Consiglio comunale», hanno dichiarato i due consiglieri, confermando l’intenzione di proseguire il confronto nelle sedi istituzionali e giudiziarie.
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