Assedio a Zelensky: il caso corruzione travolge la vice, Fedorov sfida il presidente sulle elezioni

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La crisi politica ucraina si è aggravata nelle ultime ore, con il presidente Volodymyr Zelensky stretto tra gli sviluppi di un'indagine giudiziaria che ha lambito il suo entourage più fidato e la sfida politica lanciata dall'ex ministro della Difesa, Mykhailo Fedorov.

Un video pubblicato dall'ex titolare del dicastero nella serata di martedì 18 agosto ha rotto un tabù, chiedendo pubblicamente l'organizzazione di elezioni presidenziali nonostante la legge marziale e la guerra in corso, mentre l'Ufficio nazionale anticorruzione dell'Ucraina (Nabu) e la Procura specializzata anticorruzione (Sapo) hanno annunciato un'operazione che coinvolgerebbe la vice capo dell'Ufficio presidenziale in uno schema di riciclaggio di denaro.

Lo scandalo "Forrest Gump" e il licenziamento di Iryna Mudra

Il nuovo fronte giudiziario aperto dalle autorità anti-corruzione ha scosso le fondamenta del potere presidenziale. L'operazione, ribattezzata "Forrest Gump" e annunciata con un video dal taglio cinematografico, mira a smascherare un'organizzazione criminale che avrebbe operato sotto la guida di un parlamentare in carica e di un ex deputato, coinvolgendo alti funzionari dell'ufficio di Zelensky e dirigenti di una banca statale, la Sense Bank.

Al centro dell'indagine vi sarebbe il riciclaggio di 150 milioni di grivnie, l'equivalente di circa 2,9 milioni di euro, somme che secondo gli inquirenti sarebbero state utilizzate per pagare la cauzione dell'ex ministro dell'Energia Herman Halushchenko, già imputato nel caso "Midas" dello scorso autunno, considerato uno dei più gravi scandali di corruzione del mandato di Zelensky.

Tra i nomi finiti nel mirino delle perquisizioni, che hanno portato a un vero e proprio blitz negli uffici della presidenza, spicca quello di Iryna Mudra, vicecapo dell'Ufficio presidenziale con delega alle questioni giudiziarie e alla riforma della giustizia.

Le intercettazioni telefoniche e i mandati di perquisizione, citati dai media ucraini come il Kyiv Independent, suggeriscono il tentativo di Mudra di influenzare le nomine del comitato di controllo civico dell'agenzia e persino di spingere per la sostituzione del procuratore capo dell'anticorruzione, Oleksandr Klymenko, con una figura considerata più vicina all'Ufficio del Presidente. Inizialmente si era parlato del suo arresto, circostanza poi smentita dalla stessa interessata che ha dichiarato di essere solo indagata e di difendersi in tribunale.

Poche ore dopo l'annuncio dell'indagine, Zelensky ha comunque firmato il decreto per la sua rimozione dall'incarico.

La Rada nomina Yevhenii Khmara e le proteste in piazza

In questo clima di forte tensione politica, la Verkhovna Rada ha approvato la nomina di Yevhenii Khmara come nuovo ministro della Difesa, con 312 voti favorevoli. Khmara, ex capo ad interim del Servizio di sicurezza ucraino (Sbu) e generale di brigata con una lunga carriera nelle forze speciali, subentra a Fedorov, che era stato silurato a metà luglio dopo i dissidi con il generale Oleksandr Syrskyi. La sua nomina, tuttavia, non ha placato le proteste di piazza che da settimane chiedono il ritorno dell'ex ministro.

I manifestanti, radunati nel parco Mariinskij di Kiev e in altre città ucraine, hanno accolto la notizia con slogan come "Fedorov al posto di Khmara" e "vergogna", in un raro sfogo dell'opinione pubblica in un paese in guerra. Il presidente ucraino aveva provato a ricucire lo strappo con Fedorov offrendogli altri ruoli di primo piano, come vice-premier per l'Innovazione militare o a capo del colosso statale Ukroboronprom, ma l'ex ministro ha rifiutato ogni compromesso, ponendo come condizione il suo reintegro alla Difesa.

La sfida elettorale di Fedorov: elezioni in tempo di guerra

Proprio alla vigilia del voto parlamentare che ha sancito la sua definitiva sostituzione, Mykhailo Fedorov ha alzato la posta in gioco con un videomessaggio di dieci minuti che ha avuto l'effetto di una bomba politica.

Con un look che richiama quello del presidente e uno stile asciutto e diretto, Fedorov ha dichiarato che l'Ucraina deve trovare "un meccanismo legale, sicuro e realistico che permetta di ripristinare un processo democratico completo anche di fronte a una guerra prolungata", affermando che "la democrazia non può essere tenuta in ostaggio dalla Russia" e che "non può essere Vladimir Putin a decidere quando potremo scegliere il nostro governo".

Il suo discorso ha toccato i temi caldi della corruzione, che ha definito "non solo un problema finanziario, ma una questione di sopravvivenza e di vittoria", dell'inefficienza burocratica e dell'impunità del potere, lanciando un attacco diretto alla gestione del presidente.

La richiesta di elezioni, sebbene di fatto impossibile a causa della legge marziale che le vieta esplicitamente e delle oggettive difficoltà logistiche legate al voto di milioni di soldati al fronte, sfollati e cittadini all'estero, assume un valore politico enorme. Per molti osservatori, Fedorov si sta candidando apertamente come alternativa credibile a Zelensky, cavalcando il malcontento per la corruzione e per la gestione centralizzata del potere.

Un recente sondaggio del Kyiv International Institute of Sociology indica che, sebbene il 57% degli ucraini sia contrario a un voto in tempo di guerra, in un ipotetico ballottaggio Fedorov batterebbe agevolmente l'attuale presidente, la cui popolarità è in calo dopo oltre quattro anni di conflitto e i continui scandali che hanno colpito i suoi fedelissimi.

La mossa di Fedorov, che ora starebbe valutando anche un tour negli Stati Uniti per incontrare figure come Elon Musk, sembra aver aperto una crepa profonda nel sistema di potere costruito da Zelensky.

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