Lagarde: stop al diritto di veto nazionale sulle questioni fiscali
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Redazione Economia
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Christine Lagarde, partecipando a un dibattito di ampio respiro, ha espresso una posizione netta che mira a modificare gli equilibri di potere nell'Unione europea. La presidente della Bce, infatti, ha dichiarato senza mezzi termini la necessità di superare il principio dell’unanimità in materia fiscale, considerato da molti, e da lei in prima persona, un ostacolo che frena i progressi dell’Unione verso una maggiore integrazione. L’obiettivo dichiarato, che alcuni osservatori leggono come un passo verso una centralizzazione delle politiche economiche, è quello di “armonizzare le aliquote Iva”, un intervento che toccherebbe da vicino la sovranità finanziaria dei singoli stati membri, i quali vedrebbero ridursi, in maniera significativa, i propri margini di manovra.
Il monito sui rischi per la stabilità
Nel corso del suo intervento, Lagarde ha inoltre lanciato un monito preciso, richiamandosi alle lezioni della storia, sui pericoli che minano l’autonomia delle banche centrali. “Rimane sempre la preoccupazione”, ha affermato, “che un governo miope possa essere tentato di cercare di forzare la mano di una banca centrale affinché finanzi il suo debito”. Una preoccupazione, questa, che tende a emergere con particolare forza in contesti dove il debito pubblico raggiunge livelli elevati, una condizione che oggi caratterizza numerose giurisdizioni. La sua riflessione ha sottolineato come una banca centrale operativamente indipendente sia storicamente associata a una performance inflazionistica più bassa e meno volatile, un principio cardine che la politica, secondo la sua visione, non dovrebbe mai scalfire.
La difficile quadratura fra debito e investimenti
Un altro nodo cruciale affrontato dalla numero uno della Bce riguarda la complessa gestione delle finanze pubbliche nell’area euro. Lagarde ha esortato i paesi a conciliare in maniera più efficace la riduzione del debito, un imperativo per la stabilità, con la necessità di portare avanti investimenti produttivi. Il rischio concreto, altrimenti, è quello di cadere in una “stagnazione di bilancio”, una condizione paralizzante dove la cura per il deficit finisce per soffocare la crescita. La sfida principale per i governi, ha precisato, non risiederebbe tanto nella pura e semplice trasgressione delle regole di bilancio, quanto piuttosto nella capacità di attribuire una priorità più alta a quelle forme di spesa che sostengono la crescita potenziale e le priorità strategiche, consolidando al contempo, in un equilibrio delicato, le finanze pubbliche.
Uno sguardo oltre la politica monetaria
Le dichiarazioni della presidente delinearono con chiarezza i limiti della politica monetaria, la quale, da sola, non può risolvere i problemi strutturali di debito che affliggono gli stati. La spinta sulla crescita, secondo il suo punto di vista, deve venire da scelte politiche coraggiose e di lungo periodo, che sappiano guardare oltre la semplice gestione dell’emergenza. Questo approccio, che chiama in causa la responsabilità dei singoli esecutivi, delinea un quadro in cui le decisioni di Bruxelles e di Francoforte, seppur fondamentali, non sono sufficienti senza un cambio di passo a livello nazionale, specialmente su temi fiscali che toccano gli interessi vitali di ciascun paese.




