Il tempo della clava giudiziaria è finito

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Non è bastata la scure giudiziaria abbattutasi con inaudita ferocia su Giovanni Toti, ex Presidente della Regione Liguria, per scalzare il centrodestra dal potere. Non sono stati sufficienti i titoloni ad effetto sulle prime pagine dei giornali, né l'allegra macchina del fango orchestrata dalle trasmissioni "amiche" durante le elezioni. Nemmeno la grande ammucchiata di centrosinistra, messa in piedi dai partiti di opposizione con l'unico scopo di sconfiggere elettoralmente il centrodestra di governo, è riuscita nell'intento.

A Genova, il centrosinistra ha dimostrato di non aver imparato la lezione: la continua lotta interna, dimenticando che l'avversario sta fuori, ha portato a una sconfitta che brucia. Anche Elly Schlein, pur essendo svizzera, ha seguito questo comportamento: in occasione delle elezioni perse in Liguria, che credeva di poter vincere a mani basse, ha trovato giustificazioni a dir poco ridicole. Ha attribuito la colpa a Conte, che ha stoppato Renzi (ma lei era d'accordo...), a Grillo, che ha remato contro, e a Calenda, che non si è impegnato. Ha persino accusato i sette nani candidati di aver sottratto il 2% dei voti, andati persi.

La vicenda giudiziaria che ha visto Toti patteggiare 2 anni e 1 mese di pena con la Procura di Genova ha avuto un impatto significativo, ma non decisivo. Ora il Partito Democratico trema pensando all'Umbria, dove si voterà domenica 17 e lunedì 18 novembre. Ancora alle prese con i contraccolpi e gli psicodrammi della sconfitta in Liguria, il PD e l'opposizione si trovano ora a fare i conti con un altro serio motivo di preoccupazione.

Il centrosinistra deve fare i conti con una realtà politica che richiede un cambio di strategia. La lezione dalla Liguria, che il centrosinistra nel Lazio e a Frosinone non vogliono imparare, è chiara: la continua lotta interna e la mancanza di una visione unitaria portano solo a sconfitte.

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