Meloni depone la clava e alza la cornetta: sentite le opposizioni
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Redazione Interno
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Dopo una mattinata di sberle per interposti comunicati, dopo essersi accusate l’una con l’altra di affossare il dialogo scambiandosi carezze con la clava, la premier e la segretaria del Pd si parlano al telefono con toni meno bellicosi. Ad alzare il telefono è l’inquilina di palazzo Chigi. A informare del lieto evento, dal palco della manifestazione per il No a Venezia, la leader del Nazareno: «Mi ha telefonato la presidente Meloni, siamo rimaste d’accordo che ci aggiorneremo per le vie brevi ogni volta che fosse necessario in una situazione, quella che riguarda il conflitto in Medio Oriente, molto preoccupante anche in riferimento all’attacco che c’è stato alla nostra base a Erbil». Il gesto, compiuto dalla presidente del Consiglio, arriva al termine di una giornata parlamentare tesissima, durante la quale le opposizioni avevano bollato come tardiva la sua proposta di un tavolo di confronto permanente a palazzo Chigi sulla crisi internazionale, preferendo invece il canale istituzionale delle Camere; ma la telefonata, di fatto, rappresenta l’avvio di quel metodo di consultazione, seppur in forma più snella e meno strutturata, che la stessa Schlein aveva sollecitato.
Il fronte del campo largo si spacca sull’offerta della presidente
Se da un lato Elly Schlein accoglie la chiamata e si dice disponibile a un aggiornamento costante «per le vie brevi», dall’altro lato la reazione del Movimento 5 Stelle appare decisamente più fredda e possibilista. Giuseppe Conte, infatti, snobba l’iniziativa della premier parlando di «finte passerelle» già viste in passato, ad esempio sul salario minimo, e ribadendo che l’unica sede deputata al confronto, l’unica che garantisca trasparenza, resta il Parlamento. Una posizione, quella del leader pentastellato, che stride con l’entusiasmo mostrato da Carlo Calenda, il quale non solo dà la sua piena disponibilità a partecipare a un eventuale tavolo istituzionale, ma critica apertamente gli alleati del campo largo per quello che definisce un grave vulnus istituzionale, un rifiuto pregiudiziale che rischia di far sembrare pretestuose anche le critiche più fondate all’esecutivo.
I toni dell’Aula e lo scambio di accuse tra maggioranza e opposizione
La telefonata, che pure rappresenta un tentativo di distensione, non cancella quanto accaduto poche ore prima a Montecitorio, dove la discussione sulle comunicazioni del governo in vista del Consiglio europeo aveva assunto i contorni di una rissa politica. Meloni, nella sua replica, aveva elencato gli insulti ricevuti – «serva», «ridicola», «pericolo per l’umanità» – utilizzati secondo lei da esponenti dell’opposizione, aggiungendo che i suoi toni erano rimasti rispettosi. Ma la segretaria dem, intervenuta a SkyTg24, aveva ribattuto invitando la premier a «posare la clava» prima di qualsiasi confronto, ricordando di essere stata lei, a giugno, a chiamare per prima la presidente del Consiglio durante la precedente crisi in Medio Oriente, un gesto che dimostrerebbe la sua costante disponibilità al dialogo. L’accusa di «strabismo» lanciata dalla presidente del Consiglio al Pd, reo secondo lei di aver sostenuto in passato interventi americani in Serbia o in Libia e di condannare invece quelli in Iran, aveva ulteriormente infiammato gli animi, rendendo ancora più sorprendente la successiva telefonata.
Le ripercussioni economiche del conflitto sui prezzi alla pompa
Mentre la politica si divide e si ricompone sulle modalità del confronto, la guerra in Medio Oriente produce i suoi effetti concreti sull’economia reale e sulle tasche degli italiani. La corsa inarrestabile del prezzo del petrolio, con il Brent che ha chiuso sopra i cento dollari al barile per la prima volta dal 2022, si traduce in un aumento continuo dei listini dei carburanti alla pompa. Il gasolio, in particolare, viaggia verso i 2,1 euro al litro, con punte record in autostrada e in province come Bolzano, dove la media si attesta tra le più alte d’Italia. Una dinamica, questa, che rischia di alimentare un’ulteriore ondata inflazionistica e sulla quale la stessa premier, nelle sue comunicazioni alle Camere, aveva messo in guardia chiunque volesse speculare, annunciando un possibile inasprimento fiscale per recuperare i proventi di eventuali speculazioni.




