Milano dedica a Umberto Eco la passeggiata di piazza Castello, a dieci anni dalla sua scomparsa
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Cultura e Spettacolo
-
A dieci anni esatti dalla morte di Umberto Eco, avvenuta il 19 febbraio del 2016 nella sua casa milanese, la città ha scoperto oggi la targa che intitola ufficialmente allo scrittore, filosofo e semiologo la passeggiata alberata di piazza Castello. Quel tratto di camminamento che costeggia l’antica fortezza sforzesca, recentemente restaurato e da sempre meta di cittadini e turisti, porta d’ora in avanti il suo nome: un riconoscimento, questo, che arriva dopo il decennio prescritto dalle normative comunali per le intitolazioni a persone scomparse. Alla cerimonia, svoltasi sotto le finestre di quella che fu la sua abitazione-biblioteca al civico 13, hanno preso parte il sindaco Giuseppe Sala, l’assessore alla Cultura Tommaso Sacchi, il presidente del Municipio 1 Mattia Abdu e, naturalmente, Carlotta Eco, figlia del grande intellettuale e presidente della Fondazione a lui dedicata, insieme alla vedova Renate Ramge.
Uno spazio verde e vissuto, caro alla memoria familiare
La scelta del luogo, come hanno tenuto a sottolineare i familiari e gli stessi amministratori, non è affatto casuale: quel percorso, che si snoda nel verde proprio di fronte al Castello Sforzesco, era particolarmente amato da Eco, che era solito percorrerlo a passo spedito. «Nei giorni della Milano olimpica, confesso che l’unico sport che praticava papà era la camminata spedita, gli piaceva parecchio», ha ricordato Carlotta Eco, rievocando le abitudini paterne. Partiva alla scoperta dei luoghi più remoti, spiegava, per trovare ispirazione per i suoi libri; frequentava assiduamente la chiesa di San Bernardino alle Ossa, dove trascorse giorni e giorni a prendere appunti, e passeggiava instancabilmente tra le bancarelle dei libri usati, alla ricerca di volumi rari per la sua sterminata collezione, magari facendo tappa ai baretti di piazza Mirabello o storici ritrovi come il Jamaica a Brera, a riprova di un legame viscerale con gli angoli più autentici del capoluogo lombardo.
Un legame con Milano fatto di studi, passioni e riconoscimenti
Quella con Milano, del resto, era una relazione profonda e duratura, cementata da decenni di vita e di lavoro: proprio nel capoluogo meneghino Eco aveva costruito la sua celebre biblioteca, un patrimonio di circa trentamila volumi, tra contemporanei e antichi, che in parte è stato poi donato all’Università di Bologna, dove insegnò per quarant’anni, e alla Biblioteca Braidense. Il Comune, nel 1988, gli aveva già conferito la Medaglia d’Oro di Civica Benemerenza, un tributo alla sua poliedrica cultura, ai suoi studi pionieristici sulle forme della comunicazione di massa e alla sua attività di semiologo di fama mondiale. Dopo la scomparsa, le sue ceneri sono state tumulate al Cimitero Monumentale, nella tomba voluta dalla famiglia, e il suo nome venne iscritto nel Famedio tra gli Illustri e Benemeriti della città, quasi a suggellare un patto indissolubile tra l’uomo e la metropoli che lo aveva adottato.
Un'eredità culturale che si riflette nel paesaggio urbano
Durante la cerimonia di intitolazione, il giovane attore teatrale Filippo Lai ha letto un brano tratto da “Il pendolo di Foucault”, il romanzo del 1988 che rappresenta uno dei vertici della produzione narrativa di Eco insieme al più celebre “Il nome della Rosa”. Un gesto simbolico, questo, che ha voluto restituire la misura del suo lascito intellettuale, capace di spaziare dalla filosofia medioevale alla semiotica generale, influenzando generazioni di lettori e studiosi in tutto il mondo. La passeggiata di piazza Castello, come ha avuto modo di dichiarare l’assessore Sacchi, diviene dunque uno spazio di memoria e di pensiero, dedicato a un intellettuale che ha insegnato a guardare il mondo con curiosità e spirito critico, mentre il sindaco Sala ha sottolineato come, tra tutti gli omaggi possibili, questo sia forse il più piacevole, proprio perché in sintonia con le abitudini e gli affetti di Eco, in un punto della città che lui amava e che ora, per volontà della Fondazione, riceverà anche una donazione destinata alla manutenzione del verde, a testimonianza di una cura che non vuole essere soltanto simbolica ma concreta e duratura.




