Bologna, la biblioteca di Umberto Eco apre a Palazzo Poggi: i 32mila volumi della casa-studio milanese

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   A dieci anni esatti dalla scomparsa di Umberto Eco – lo studioso nato ad Alessandria nel 1932 e morto a Milano nel 2016 – l’Università di Bologna ha completato il trasferimento e la ricollocazione della sua imponente biblioteca personale. Sono oltre 32mila i volumi che hanno lasciato la casa-studio milanese del semiologo per trovare una nuova e definitiva collocazione nell’ala novecentesca di Palazzo Poggi, lo storico edificio che ospita anche il Museo di Palazzo Poggi e la Biblioteca Universitaria di Bologna.

L’inaugurazione, avvenuta il 2 luglio, cade proprio nel decennale della morte dell’intellettuale che all’Alma Mater legò una parte fondamentale della sua carriera accademica, contribuendo a fare dell’ateneo felsineo un punto di riferimento internazionale per la semiotica e le scienze della comunicazione.

La nuova dimora dei volumi del semiologo

Il patrimonio librario, che consta di oltre 32mila volumi, è stato riallestito all’interno di uno spazio che in passato ospitava l’appartamento del custode della biblioteca universitaria, con accesso autonomo da piazza Puntoni.

La scelta di destinare quella specifica porzione di Palazzo Poggi alla raccolta ecoiana non è casuale: si tratta di un ambiente che, pur trovandosi all’interno di un edificio di antica fondazione – la sede dell’antico Collegio dei Gesuiti risale al Cinquecento – si sviluppa in un corpo di fabbrica aggiunto nel Novecento, offrendo così le condizioni strutturali più idonee a conservare e rendere fruibile un fondo librario di tale valore e consistenza.

La nuova Biblioteca Eco, questo il nome ufficiale dell’istituzione, si presenta dunque come uno spazio dedicato non solo alla consultazione dei testi, ma anche allo studio del metodo di lavoro del professore, della sua maniera di accumulare, incrociare e restituire saperi attraverso la carta stampata.

La disposizione dei libri come nella casa di Milano

Uno degli aspetti più rilevanti dell’operazione di trasloco e allestimento – curata dai tecnici dell’ateneo in collaborazione con i responsabili della Biblioteca Universitaria – riguarda la fedeltà con cui è stata ricostruita la disposizione originaria dei volumi. I 32mila libri, che Eco teneva nella sua casa-studio di Milano, sono stati collocati sugli scaffali di Palazzo Poggi riproducendo, per quanto possibile e con gli inevitabili adattamenti richiesti da un diverso perimetro architettonico, la stessa organizzazione spaziale che lo studioso aveva dato loro.

Non soltanto le sezioni e le materie, ma persino la posizione del singolo volume all’interno dello scaffale è stata rispettata, in modo da restituire ai futuri frequentatori della biblioteca l’esperienza visiva e tattile di quell’universo di carta che Eco aveva costruito intorno a sé nel corso dei decenni. L’intento dichiarato è quello di preservare l’intelligenza topografica di una biblioteca d’autore, dove ogni spostamento e ogni accostamento rimandavano a scelte precise, a percorsi di lettura e a connessioni che solo il proprietario conosceva fino in fondo.

Una biblioteca per studenti e ricercatori

La Biblioteca Eco non sarà un museo statico, ma un centro di studi e consultazione aperto al pubblico – seppure con accesso su prenotazione, come previsto per le biblioteche che custodiscono fondi di particolare pregio.

Studenti, ricercatori e studiosi potranno quindi accedere a questo straordinario strumento di lavoro, che comprende non soltanto testi di semiotica, filosofia, estetica, linguistica e letteratura, ma anche opere rare, edizioni antiche, cataloghi d’arte e materiali che documentano l’amplissimo spettro di interessi di Umberto Eco: dal Medioevo alla cultura di massa, dalla narrativa alla saggistica più specializzata.

La collocazione all’interno di Palazzo Poggi, a pochi passi da altri istituti culturali e dipartimenti dell’università, inserisce la raccolta in un ecosistema accademico che fu di Eco stesso, che in quegli spazi ha insegnato e diretto centri di ricerca, contribuendo a formare generazioni di studiosi. Con l’inaugurazione della nuova sede, l’ateneo bolognese intende valorizzare quel lascito intellettuale, mettendolo a disposizione di chi vorrà esplorare i sentieri tracciati da uno dei pensatori più originali e influenti del secondo Novecento italiano ed europeo.

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