Polizze catastrofali, slitta l'obbligo per alcune imprese ma solo fino a marzo
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Redazione Economia
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La tempistica per l'obbligo delle polizze catastrofali, gli strumenti assicurativi che proteggono dai danni causati da eventi naturali come terremoti, alluvioni o frane, conosce un'ulteriore, seppur limitata, variazione. Se per le grandi e medie imprese il dovere di sottoscrizione è già vigente, e per le piccole e micro imprese era atteso a breve scadenza, il governo ha infatti operato un rinvio in extremis che, tuttavia, si presenta più breve di quanto inizialmente ventilato e non generalizzato. La proroga, che era al centro di un dibattito acceso soprattutto tra le associazioni di categoria, è stata infatti fissata al 31 marzo 2026, confermando quindi l'obbligo ma posticipandone l'effettiva applicazione di soli tre mesi per una parte delle aziende coinvolte.
Un panorama normativo a scaglioni e l'incertezza delle aziende
L'introduzione dell'obbligo, avvenuta con la legge di Bilancio del 2024, ha creato un framework articolato e differenziato per dimensione aziendale, lasciando in una posizione di attesa, e spesso di preoccupazione, una platea vastissima di imprese. Queste ultime, come evidenziato da voci del settore tra cui quella di Confartigianato Asti, si sono trovate ad affrontare un dilemma non semplice: da un lato, la necessità di adempiere a un nuovo obbligo di legge, il cui mancato rispetto preclude l'accesso al credito; dall'altro, la percezione diffusa di una copertura giudicata inutile o comunque come un costo aggiuntivo difficile da sostenere, specialmente in assenza di chiarezza definitiva sui termini. L'incertezza, che ha caratterizzato le settimane precedenti la scadenza, riguardava proprio l'estensione e la durata di una possibile proroga, ovvero se essa sarebbe stata concessa a tutte le piccole e micro imprese o se, invece, avrebbe interessato solo determinati settori considerati più fragili.
La misura del rinvio e le sue implicazioni immediate
La decisione finale del governo, dunque, ha delimitato i confini di questa tolleranza, stabilendo una proroga di soli novanta giorni per specifiche categorie. Questa scelta, che accorcia sensibilmente l'orizzonte temporale inizialmente discusso, costringe le aziende beneficiarie a riorganizzare rapidamente i propri piani, considerando che il nuovo termine di adempimento è ormai fissato al primo trimestre del prossimo anno. Il provvedimento, per come è stato strutturato, sembra voler conciliare l'esigenza di non gravare eccessivamente e in tempi troppo stretti su alcune realtà imprenditoriali con la volontà di non rinviare ulteriormente l'applicazione integrale della norma, la quale persegue l'obiettivo di aumentare la resilienza del sistema produttivo nazionale di fronte a calamità naturali.
Una scadenza solo posticipata e il peso della burocrazia
Il rinvio, seppur breve, rappresenta comunque un respiro per quelle imprese che dovranno ora attivarsi per ottemperare al nuovo obbligo entro la primavera del 2026. Resta intatta, però, la complessità di una misura che aggiunge un nuovo adempimento al già carico panorama burocratico delle piccole attività, le quali devono spesso destreggiarsi tra normative sempre più intricate. L'effetto pratico è quello di spostare in avanti di un trimestre un onere economico e amministrativo, senza modificarne la sostanza, in un contesto dove la ricerca della copertura assicurativa diventerà un passaggio obbligato per mantenere i necessari canali di finanziamento bancario. La vicenda dimostra come l'attuazione di leggi complesse passi attraverso fasi di assestamento e correzioni, dettate anche dalle reazioni del mondo economico, le quali però non sempre si traducono in modifiche sostanziali della disciplina.




