Partite IVA, dal concordato 12,3 miliardi di redditi extra: il bilancio del MEF

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Redazione Economia Redazione Economia   -   L’adesione al primo biennio del concordato preventivo biennale porta al Fisco una base imponibile aggiuntiva di 12,3 miliardi di euro ai fini delle imposte sui redditi, a cui si sommano 7,3 miliardi di valore della produzione netta ai fini IRAP. I numeri emergono dalla Relazione sull’economia non osservata e sull’evasione fiscale e contributiva che il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha allegato al Documento programmatico di finanza pubblica.

A leggere la tabella, l’aumento complessivo della materia imponibile dichiarata rispetto al 2023 arriva a 6,8 miliardi nel primo anno e a 12,8 miliardi nel secondo, per un totale di 19,6 miliardi di euro nel biennio.

Chi ha aderito e chi è rimasto fuori

La platea dei contribuenti che hanno accettato la proposta dell’Agenzia delle Entrate nel primo biennio conta 460.922 soggetti soggetti agli Indici sintetici di affidabilità, pari al 16,84 per cento degli aventi diritto. A questi si aggiungono 59.306 contribuenti che hanno aderito nel biennio successivo, portando il totale a 520.228 partite IVA. Su una platea complessiva di 2,7 milioni di potenziali interessati, il patto tra Fisco e autonomi non ha insomma registrato quell’adesione di massa che pure l’istituto ambiva a raccogliere.

Il dato va letto insieme a un’altra cifra che circola nella stessa Relazione, quella dei redditi medi dichiarati: chi ha un punteggio ISA almeno pari a 8 si attesta su 84.800 euro, mentre chi resta sotto la soglia di affidabilità si ferma a 24.900 euro, con uno scarto di circa il settanta per cento.

La geografia dell’adempimento fiscale

Nelle pieghe del documento ministeriale compare anche una mappa delle categorie economiche più esposte al rischio di evasione. I dati mostrano che tra i contribuenti con giudizio di affidabilità inferiore alla sufficienza si contano in proporzione più ristoratori, costruttori e titolari di studi professionali, mentre i redditi più elevati si concentrano tra chi ha conseguito punteggi alti. La Relazione segnala inoltre che la propensione all’evasione non è uniforme nemmeno rispetto all’età: tra i contribuenti under 40 il tasso è del 28 per cento, con un’imposta evasa media pro capite di 3.667 euro, mentre sopra i 65 anni scende di poco oltre il 19 per cento e l’imposta evasa si ferma a 2.597 euro. Si tratta di stime riferite alle sole persone fisiche titolari di partita IVA, ma delineano una tendenza che il MEF attribuisce a fattori socioeconomici, dalla maggiore precarietà lavorativa dei più giovani alla minore alfabetizzazione fiscale.

Il ravvedimento speciale e i nuovi tetti alle proposte

Sul fronte operativo, l’Agenzia delle Entrate ha pubblicato la circolare n. 8/E del 6 ottobre, un documento di prassi che sostituisce le precedenti istruzioni e raccoglie in un unico testo la disciplina del concordato aggiornata alle modifiche introdotte dal decreto Omnibus. La scadenza per l’adesione al biennio 2026-2027 è fissata al 2 novembre, dal momento che il 31 ottobre cade di sabato. Possono accedere i titolari di reddito di impresa o di lavoro autonomo soggetti agli ISA per il 2025, sia al primo accesso sia in rinnovo.

Per chi rinnova il patto sono previsti esoneri dal visto di conformità fino a 100.000 euro per l’IVA e 70.000 per le imposte dirette e l’IRAP, l’anticipo di due anni dei termini di decadenza per l’accertamento e la possibilità di rateizzare senza interessi le somme dovute. La circolare recepisce anche l’estensione del ravvedimento speciale fino all’annualità 2023, con un’imposta sostitutiva calcolata in base al punteggio ISA e versamenti concentrati tra gennaio e marzo 2027, oltre all’introduzione di tetti massimi alla proposta di reddito per i contribuenti con punteggi più bassi.

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