Massimo Cellino: «Brescia città malvagia, il maligno mi ha perseguitato»

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Massimo Cellino, dopo l’addio al Brescia Calcio, ha scelto le colonne de L’Unione Sarda per lanciare durissimi strali contro la città lombarda e la società che ha guidato per otto anni, finita in Serie C e fallita la scorsa estate. L’imprenditore sardo, storico presidente del Cagliari e figura di primo piano nel calcio italiano e non solo – avendo controllato anche il Leeds United –, ha dipinto un quadro a tinte fosche della sua esperienza, attribuendo le sue disgrazie a una sorta di maledizione divina. «Il maligno si è accanito contro di me in una città dove la bestemmia è diffusa», ha dichiarato senza mezzi termini, aggiungendo di non aver mai tollerato quel clima.

La sua avventura con le Rondinelle, iniziata nel 2017, si è rivelata un incubo fin dal primo giorno. Cellino, che proveniva dall’esperienza inglese, confessò di aver acquistato il club «pensando di trovare una società organizzata e di occuparmene poco». La realtà, invece, si rivelò ben diversa: «Il giorno dopo il mio arrivo ho scoperto dodici milioni di debiti Iva», una voraggio finanziario che segnò l’inizio di una parabola discendente. La crisi, culminata con la mancata iscrizione al campionato per l’utilizzo di crediti fiscali inesistenti – da lui sempre sostenuti di aver acquistato in buona fede –, viene da lui narrata come una tragedia quasi soprannaturale.

Per contrastare quella che percepiva come un’atmosfera negativa, Cellino fece costruire una cappella all’interno del centro sportivo della squadra. Un gesto che, a suo dire, avrebbe scatenato ancor di più le forze del male: «Diciamo che l’ho pagata cara. Mi hanno spiegato che il maligno si accanisce con chi fa qualcosa di importante per la Chiesa». Questa convinzione lo ha portato a definire Brescia un «posto malvagio», rinnegando completamente ogni legame affettivo con la società: «Il Brescia non è mai stato amore».

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