Bombe sulla petroliera Seajewel: la procura di Savona indaga per terrorismo
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Redazione Interno
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La notte tra sabato e domenica, due esplosioni hanno squarciato lo scafo della petroliera Seajewel, ormeggiata al largo di Vado Ligure, nel Savonese. Quello che inizialmente sembrava un incidente, forse un guasto tecnico, ha presto assunto i contorni di un’azione deliberata. La Procura di Savona, guidata dal procuratore capo Ubaldo Pelosi, ha aperto un’inchiesta per “naufragio causato dal terrorismo”, trasmettendo gli atti alla Direzione Distrettuale Antiterrorismo di Genova. Le indagini, ancora in corso, puntano a chiarire se le deflagrazioni siano state causate da due bombe piazzate da sub, probabilmente mentre la nave era già in rada.
La Seajewel, una petroliera lunga 245 metri, è stata colpita da due boati ravvicinati, che hanno provocato uno squarcio di oltre un metro nello scafo. L’equipaggio, fortunatamente illeso, ha immediatamente segnalato l’accaduto, ma le prime ipotesi di un danno accidentale sono state rapidamente scartate. Gli inquirenti, analizzando i dettagli tecnici e le dinamiche dell’evento, hanno concluso che le esplosioni siano di origine dolosa. Non solo: l’azione potrebbe avere un legame con il conflitto tra Russia e Ucraina, anche se al momento non ci sono prove definitive a sostegno di questa tesi.
La petroliera, battente bandiera delle Isole Marshall, è stata al centro di attenzioni già nei giorni precedenti l’attentato. Fonti investigative hanno sottolineato che i sub responsabili delle esplosioni avrebbero agito con “coperture”, suggerendo un’operazione pianificata e non improvvisata. La presenza di una “flotta fantasma” russa, composta da navi ombra utilizzate per trasportare petrolio aggirando le sanzioni internazionali, ha ulteriormente complicato il quadro. Nei primi giorni di febbraio, infatti, era emerso che diversi Paesi europei stavano studiando misure per contrastare queste unità, spesso coinvolte in traffici illeciti e non sempre in regola con gli standard di sicurezza.
La Seajewel, tuttavia, non risulta direttamente collegata a questa flotta, ma il contesto geopolitico in cui si inserisce l’attentato solleva interrogativi. La procura sta vagliando ogni possibile pista, compresa quella del terrorismo internazionale, mentre gli esperti stanno analizzando i residui delle esplosioni per risalire al tipo di esplosivo utilizzato.
Il caso della Seajewel non è isolato. Negli ultimi mesi, diverse navi sospette sono state segnalate nel Mediterraneo, spesso legate a traffici di combustibili o a operazioni di contrabbando. L’ombra della guerra in Ucraina, con le sue ripercussioni economiche e strategiche, sembra proiettarsi anche su questo episodio, che potrebbe rappresentare un nuovo fronte di tensione.




