Le nuotatrici Pilato e Tarantino, l'incubo a Singapore tra video e perquisizioni
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Redazione Sport
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Benedetta Pilato e Chiara Tarantino, due atlete del nuoto italiano, hanno vissuto sei giorni da incubo a Singapore, dopo essere state fermate per un furto in una profumeria del duty free dell’aeroporto, un episodio grave – come è stato definito – che, nondimeno, per le sue caratteristiche specifiche potrebbe rientrare in quelle fattispecie di non reato previste dalla legge. L’accaduto, che ha coinvolto anche altre due compagne di nazionale, Anita Bottazzo e Sofia Morini, si è dipanato tra il 14 e il 19 agosto, periodo durante il quale le atlete sono state sottoposte a fermo, perquisizioni e a una forma di detenzione in hotel in attesa dello svolgimento delle indagini locali.
Le dinamiche, sulle quali si sono susseguite ricostruzioni anche inesatte, parlano di un furto ripreso dalle telecamere di sorveglianza; la sottrazione di alcuni oggetti, tra cui due profumi, sebbene sia un fatto serio, potrebbe però non costituire il reato ascritto, qualora venisse dimostrato – come sembrerebbe dalle prime indiscrezioni – che l’azione sia stata compiuta per scherzo, senza alcuna volontà di profitto e sia stata considerata di tenuità e del tutto occasionale.
Cesare Butini, direttore tecnico della nazionale, ha espresso tutta la sua amarezza attraverso le colonne di Repubblica, annunciando provvedimenti per un comportamento che «non giova a nessuno e di certo nuoce al movimento». La Federazione Italiana Nuoto e i gruppi sportivi delle forze armate, ai quali le atlete appartengono, sono ora chiamati a valutare la posizione delle interessate, mentre il caso giudiziario a Singapore non risulta ancora archiviato.




