Squalifica di tre mesi per le nuotatrici Pilato e Tarantino dopo il furto a Singapore
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Redazione Sport
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La Federazione Italiana Nuoto ha disposto una sospensione di novanta giorni per Benedetta Pilato e Chiara Tarantino, chiudendo con un’ammissione di colpa, che ha evitato un procedimento più articolato, la vicenda disciplinare seguita all’episodio di furto avvenuto lo scorso agosto nell’aeroporto di Singapore. La sanzione, che decorre dalla data odierna, è stata applicata in seguito alla richiesta di patteggiamento presentata singolarmente da ciascuna atleta, la quale, riconoscendo le proprie responsabilità, ha consentito alla Procura Federale di definire rapidamente la pratica, con il successivo assenso del Procuratore Generale del Coni. L’intero iter, dunque, si è concluso senza la necessità di un dibattimento, ratificando una posizione di pari responsabilità per entrambe le nuotatrici, le quali non potranno prendere parte ad alcuna attività federale o sociale per il periodo stabilito.
I fatti che hanno portato alla squalifica
L’origine della sanzione affonda le sue radici in un evento accaduto il 14 agosto scorso, al termine dei Mondiali di nuoto, quando le due atlete sono state fermate dalle autorità locali per aver sottratto della merce da un negozio duty free. Trattenute per alcune ore, hanno poi potuto fare ritorno in patria pochi giorni dopo, il 20 agosto, anche grazie all’intervento diplomatico dell’Ambasciata Italiana e della Farnesina, che hanno gestito gli aspetti legati alla giurisdizione straniera. L’episodio, sebbene risolto sul piano penale internazionale senza conseguenze gravi, ha inevitabilmente attivato il meccanismo disciplinare della Federazione di appartenenza, la quale ha avviato un’inchiesta interna i cui esiti hanno poi portato all’odierna decisione.
Le implicazioni del provvedimento federale
La squalifica, della durata di tre mesi, comporta l’esclusione totale dalle competizioni ufficiali e da ogni altro impegno correlato al mondo del nuoto organizzato, privando il settore agonistico di due figure di rilievo per un intero trimestre. Questo periodo di lontananza forzata dalle piscine, sebbene non particolarmente lungo, rappresenta una battuta d’arresto significativa nella preparazione atletica e nella carriera delle interessate, le quali dovranno attendere la scadenza del termine per reintegrarsi a pieno titolo nell’attività sportiva. La Federnuoto, da parte sua, ha dimostrato di voler chiarezza applicando un regolamento che, pur nella sua severità, ha offerto una via di uscita tramite il patteggiamento, strumento che ha permesso di giungere a una definizione celere della pratica.
Il contesto giudiziario sportivo
La scelta di patteggiare da parte delle nuotatrici ha di fatto impedito che si aprisse un contenzioso più ampio, con il rischio di sanzioni potenzialmente più pesanti, dimostrando come il sistema disciplinare sportivo italiano preveda meccanismi deflattivi analoghi a quelli del diritto comune. L’accoglimento della proposta da parte degli organi federali, che hanno valutato la compatibilità della richiesta con le norme statutarie, sottolinea come l’ammissione delle proprie colpe costituisca un elemento attenuante di notevole peso, in grado di influenzare l’esito finale del giudizio. La vicenda, per quanto spiacevole, si è quindi risolta in tempi brevi, lasciando ora spazio alla riflessione per le atlete e al loro futuro reinserimento nel circuito agonistico, una volta scontata la penalità.




