L'avvocato Lovati e i 15 mila euro in nero: l'audizione in procura a Brescia

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Redazione Interno Redazione Interno   -   L'avvocato Massimo Lovati, dopo essere stato ascoltato per circa quattro ore dai pm di Brescia, ha fornito, a margine dell'audizione, alcune dichiarazioni ai giornalisti presenti, tra cui un inviato del programma "Ignoto X". L'atmosfera, stando a quanto riportato, si è mantenuta colloquiale, nonostante la delicatezza dei temi affrontati all'interno del palazzo di giustizia, dove la procura sta conducendo un'indagine sulla presunta corruzione, un filone distinto ma collegato al noto caso di Garlasco. Lovati, il cui ruolo è stato definito come quello di una "persona informata sui fatti" o, in alternativa, "persona interessata", ha affrontato l'udienza con un atteggiamento che lui stesso ha descritto come sereno, arrivando a commentare che certi aspetti dell'inchiesta bresciana suscitano in lui ilarità.

La conferma dei pagamenti non tracciati

Nel corso del suo lungo colloquio con il pm Claudia Moregola, che coordina le indagini, l'avvocato ha sostanzialmente ribadito una versione dei fatti che aveva già avuto modo di esporre in precedenti occasioni. Lovati ha confermato, senza tentare di negarlo, di aver ricevuto dalla famiglia Sempio un compenso, quantificato in circa quindicimila euro, per il suo incarico professionale. Questa somma, come è emerso chiaramente, gli sarebbe stata corrisposta in contanti, quindi senza lasciare traccia di transazioni bancarie o movimenti formali, una circostanza che inevitabilmente attira l'attenzione degli investigatori. Egli ha tenuto a precisare che si è trattato di un pagamento relativo al suo lavoro di difensore di Andrea Sempio, risalente ormai al 2017, quando il suo assistito era coinvolto nelle prime indagini per il delitto di Chiara Poggi.

Il contesto dell'inchiesta sulla corruzione

Questa audizione si inserisce in un quadro investigativo più ampio e articolato, che vede al centro l'ipotesi di un accordo illecito finalizzato a influenzare l'esito di un procedimento giudiziario. Secondo quanto ricostruito dalla procura, l'obiettivo della presunta corruzione sarebbe stato quello di ottenere l'archiviazione della posizione di Andrea Sempio, un risultato che fu effettivamente raggiunto in quel periodo, sebbene attraverso un provvedimento del giudice. Le persone attualmente indagate per questo specifico reato, in un fascicolo separato, sono l'ex procuratore aggiunto di Pavia Mario Venditti, colui che in veste ufficiale richiese l'archiviazione, e Giuseppe Sempio, padre di Andrea. Le dichiarazioni di Lovati, che pure ha ammesso di aver intascato denaro in nero, sembrano al momento collocarsi in una zona grigia, quella di un testimone che fornisce elementi di contesto ai magistrati inquirenti.

Le reazioni e il quadro processuale

Uscito dalla procura, l'avvocato non si è sottratto al confronto con la stampa, mostrando di voler chiarire pubblicamente la sua posizione. Oltre a ribadire la natura professionale dei soldi ricevuti, ha fatto riferimento anche alle deposizioni di altri due avvocati coinvolti, i quali, a suo dire, avrebbero affermato che era lui a occuparsi degli aspetti finanziari. Questo dettaglio, apparentemente marginale, potrebbe assumere un significato particolare all'interno del complesso puzzle che i pm stanno cercando di ricomporre, dove ogni frammento contribuisce a delineare i contorni di una vicenda giudiziaria che continua a svilupparsi, intrecciando piani processuali distinti ma comunicanti.

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