Garlasco, l'avvocato Lovati in procura: "Quei 15mila euro in nero, ma l'inchiesta fa ridere"
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Redazione Interno
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Massimo Lovati, l’avvocato che in precedenza ha difeso Andrea Sempio, è stato ascoltato per circa quattro ore nella procura di Brescia dalla pm Claudia Moregola, la quale conduce un filone d’indagine sulla presunta corruzione legata al noto caso di Garlasco. L’incontro, definito dall’interessato con un tono colloquiale come una “chiacchierata simpatica” paragonabile a quella che si potrebbe fare “davanti a un caffè al bar”, si è svolto su invito formale in qualità di persona informata sui fatti. Lovati, il cui ruolo nell’ambito della vicenda giudiziaria principale è mutato nel tempo, ha fornito il suo racconto dinanzi alla magistrato, confermando alcuni aspetti finanziari che erano emersi nelle indagini e che riguardano il suo compenso professionale.
L'ammissione sui pagamenti e la critica all'inchiesta
Al centro dell’audizione si sono collocati i movimenti economici tra lo studio legale e la famiglia Sempio, dei quali Lovati ha ammesso integralmente la natura. L’avvocato ha riconosciuto di aver ricevuto dalla famiglia del giovane, attualmente nuovamente indagato per l’omicidio in concorso di Chiara Poggi, la somma di quindicimila euro, versata in contanti e senza che venisse tracciata alcuna documentazione fiscale. Sebbene la posizione dell’uomo nell’attuale procedimento sia quella di testimone, la sua deposizione ha acquisito un peso specifico notevole, andando a comporre un tassello significativo nel quadro complessivo che i investigatori stanno ricostruendo. Al di là delle ammissioni di carattere economico, Lovati non ha trattenuto un giudizio personale sull’operato della procura, bollando l’intera inchiesta, con un’espressione diretta e perentoria, come qualcosa che “fa ridere”.
Le dichiarazioni a caldo dopo l'incontro in tribunale
Subito dopo aver lasciato il palazzo di giustizia, l’avvocato ha voluto ribadire pubblicamente le sue impressioni, parlando con un programma televisivo e descrivendo l’esperienza come “serena” e “positiva”. Ha voluto elogiare, forse con una certa sorpresa, i magistrati coinvolti, definendoli “bravi, molto attenti e garanti della personalità di chi li ascolta”. Queste affermazioni, rilasciate con una certa disinvoltura, hanno creato un curioso contrasto con la durezza della critica mossa poco prima verso il merito dell’indagine stessa, delineando una posizione personale che appare articolata e non priva di sfumature. Ha specificato, quasi a sminuire la portata dell’evento, che si era trattato di una “bella chiacchierata, nulla di che”, cercando di normalizzare un momento che invece potrebbe avere ripercussioni giudiziarie importanti.
Il contesto più ampio e gli altri elementi investigativi
La vicenda dei pagamenti in nero si inserisce in un panorama investigativo ben più complesso, che continua a svilupparsi su più fronti e del quale fanno parte, ad esempio, i reiterati approfondimenti su alcuni reperti rinvenuti anni addietro sul luogo del delitto della Poggi. Mentre Lovati affrontava il suo colloquio con la pm Moregola, si registrava inoltre la decisione del suo portavoce, il quale ha rassegnato le dimissioni a seguito delle polemiche scatenatesi negli ultimi tempi. Questi eventi, apparentemente slegati, contribuiscono a creare un humus di costante attenzione mediatica e giudiziaria attorno al caso, del quale ogni nuovo sviluppo, persino quelli che riguardano figure non direttamente imputate, viene analizzato minuziosamente per le sue possibili implicazioni sull’asse processuale principale.




