«Dite tutto a me, ma non a un bambino di due anni». L’amarezza di Francesca Lollobrigida tra due ori e la difesa del figlio Tommaso
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Redazione Sport
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Non aveva pianto sul ghiaccio del Milano Speed Skating Stadium quando l’ago del cronometro si è fermato su quel 6’46”17 che valeva la seconda medaglia d’oro, quella dei cinquemila metri, la ciliegina su una settimana da record olimpico e da compleanno — il suo trentacinquesimo, sabato, proprio il giorno del primo alloro nei tremila -2-4. Francesca Lollobrigida aveva retto l’emozione, aveva stretto i denti come ha fatto negli ultimi mesi, quando un virus contratto dal figlio all’asilo l’aveva debilitata al punto da farle mettere in dubbio l’intera partecipazione a questi Giochi di casa -6. Poi, però, è arrivata la resa dei conti con le parole. Non quelle delle avversarie olandesi, della connazionale Ragne Wiklund o della longeva ceca Martina Sablikova, ma quelle scritte da anonimi profili social dopo l’intervista diventata virale: la corsa verso la tribuna, il figlio Tommaso — due anni e mezzo, i capelli scompigliati e il tricolore in mano — strappato letteralmente dalle braccia della sorella Giulia per finire su quelle della neocampionessa -1-8.
A Casa Italia, a Milano, la pattinatrice romana ha riavvolto il nastro di quei minuti, quelli in cui la spontaneità di un abbraccio agognato per sette giorni — «non lo vedevo da una settimana, non era mai entrato al villaggio olimpico, prima della gara solo un bacio veloce» — è stata travisata da una parte del pubblico digitale -5-9. Le critiche, ha raccontato Lollobrigida con la voce ancora rotta dall’incredulità, non hanno risparmiato nemmeno il piccolo: qualcuno, infatti, ne ha definito maleducato il comportamento, la curiosità infantile verso il microfono e le telecamere che nulla toglieva, a suo avviso, alla solennità del momento. «Potete dire tutto su di me, ma non toccate un bambino di due anni e mezzo», ha scandito la due volte campionessa olimpica, quasi a tracciare un confine invalicabile -1-5.
Il rammarico per le parole delle altre donne e la solidarietà che non c’è stata
Ciò che ha ferito maggiormente l’azzurra, però, è la provenienza di quella ridda di commenti malevoli. A stupirla, ha confessato ai cronisti presenti nel quartier generale azzurro, è stata la circostanza che molti di quei giudizi taglienti portassero firma — o profilo — di donna. «Mi sono dispiaciuti i commenti, soprattutto da parte delle donne, perché invece dovremmo incoraggiarci a vicenda», ha spiegato Lollobrigida, portando a esempio la gioia provata per il trionfo della sua compagna Federica Brignone, un entusiasmo che l’ha letteralmente gasata -1-9. Una riflessione, la sua, che allarga il perimetro della vicenda oltre il singolo episodio di cronaca sportiva per toccare il tema del sostegno reciproco tra atlete, madri, professioniste. Nessuna generalizzazione, nelle sue parole, ma il racconto sincero di uno spiazzamento: l’idea che proprio chi conosce il peso della maternità — e la fatica di conciliarla con l’agonismo di altissimo livello — possa trasformarsi in censore piuttosto che in alleato.
La spinta del figlio e le lacrime prima della linea di partenza
D’altronde, senza Tommaso — ha ripetuto in più occasioni l’atleta del Gruppo Sportivo Fiamme Azzurre — probabilmente non ci sarebbe stato nemmeno l’oro. Né quello di sabato, né quello di giovedì. «Chi mi stava vicino poteva percepire il mio stato d’animo: non mi sono arresa e devo ringraziare mio figlio», ha confessato Lollobrigida -1-2. Il pensiero correva al piccolo ogni volta che la fatica diventava insormontabile, ogni volta che la tentazione di gettare la spugna si faceva prepotente. «Non voglio che abbia una mamma che gli insegni che si può rinunciare prima ancora di presentarsi sulla linea di partenza», il monito che la pattinatrice ripeteva a se stessa nei mesi più bui, quando le tappe di Coppa del Mondo si chiudevano in lacrime e la forma fisica sembrava un miraggio -1-6. Una determinazione che affonda le radici in una maternità vissuta senza soluzione di continuità con la carriera: Lollobrigida è tornata a gareggiare a quattro mesi dal parto, ha continuato ad allattare Tommaso fino a diciotto mesi, ha spesso viaggiato con lui al seguito, tra un hotel e l’altro, in un paese — l’Italia — che non dispone di una pista coperta per il pattinaggio di velocità -6.
La tregua armata con i social e la forza di guardare avanti
La valanga di apprezzamenti ricevuti per la doppia impresa olimpica non ha cancellato il sapore amaro lasciato da quelle poche, isolate, velenose notifiche. Francesca Lollobrigida, tuttavia, non ha indugiato oltre il necessario nella polemica. Il tempo per rispondere, per chiarire il proprio punto di vista, lo ha ritagliato durante la visita istituzionale a Casa Italia; poi il sipario è calato, almeno pubblicamente, sull’argomento. Del resto l’agenda della due volte campionessa olimpica — la prima azzurra della storia a vincere l’oro nel pattinaggio di velocità femminile — prevede altri impegni: i Mondiali di marzo, forse un secondo figlio in futuro, certamente la consapevolezza di aver regalato all’Italia due giornate indimenticabili in queste Olimpiadi di Milano Cortina -6. Il piccolo Tommaso, intanto, nel giorno del secondo trionfo della mamma era tornato all’asilo, a Ladispoli, per festeggiare il Carnevale con coriandoli e stelle filanti. Stelle che corrono veloci, ha raccontato lei sorridendo, proprio come la sua mamma sul ghiaccio.




