Camici bianchi in bilico: da liberi professionisti a impiegati pubblici

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Redazione Salute Redazione Salute   -   Il futuro dei medici di famiglia in Italia è al centro di un acceso dibattito, che vede contrapposte le esigenze del Servizio sanitario nazionale e le preoccupazioni dei professionisti del settore. L’ipotesi, avanzata da alcune Regioni come Lazio e Veneto, di trasformare i medici di base da liberi professionisti convenzionati a dipendenti pubblici, sta dividendo il mondo della sanità. L’obiettivo dichiarato è garantire la copertura delle oltre 1350 Case di comunità, finanziate con 2 miliardi di euro dal PNRR, che rischiano di rimanere inutilizzate senza una presenza costante di personale medico.

A Palazzo Chigi, intanto, si discute il destino della medicina generale. La premier Giorgia Meloni, insieme ai vicepremier Antonio Tajani e Matteo Salvini, al ministro della Salute Orazio Schillaci e a quello dell’Economia Giancarlo Giorgetti, sta valutando le proposte emerse durante il confronto con il presidente della Conferenza delle Regioni, Massimiliano Fedriga. La riforma, che potrebbe rivoluzionare lo status dei medici di base, prevede non solo un passaggio al pubblico impiego, ma anche l’obbligo di dedicare un numero di ore prestabilito alle attività nelle Case di comunità.

I sindacati dei medici di famiglia, però, non nascondono il loro scetticismo. Francesco Falsetti, presidente dell’Unione Medici Italiani (Umi), ha duramente criticato le dichiarazioni di Guido Bertolaso, assessore al Welfare della Regione Lombardia, che ha espresso sostegno alla riforma. Secondo Falsetti, il cambiamento penalizzerebbe i pazienti, già alle prese con difficoltà nel contattare i propri medici, lunghe file negli ambulatori e carenze di personale, soprattutto nelle zone montane e periferiche.

Le critiche non si limitano ai sindacati. Molti medici di base temono che il passaggio al pubblico impiego possa compromettere la qualità del servizio, rendendo più difficile assistere i pazienti in modo efficace. «Un disastro per i pazienti», è stato il commento di alcuni professionisti, che vedono nella riforma un rischio concreto per la medicina territoriale.

Intanto, i problemi quotidiani non mancano. Le difficoltà nel raggiungere i medici di famiglia, sia tramite app che telefonicamente, si sommano alle lunghe attese negli ambulatori e alla carenza di professionisti in alcune aree del Paese. Una situazione che, secondo i sindacati, potrebbe peggiorare ulteriormente se la riforma dovesse essere approvata.

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