Sostanze tossiche nelle acque potabili liguri
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Redazione Interno
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Un'indagine condotta da Greenpeace Italia ha rivelato la presenza di sostanze pericolose nelle acque potabili della Liguria. Tutti gli otto campioni analizzati sono risultati contaminati da PFAS, confermando una situazione allarmante per la regione. In particolare, in una fontanella pubblica di Sestri Ponente, in piazza Aprosio, è stata rilevata una concentrazione di PFAS pari a 13,8 nanogrammi per litro. L'inquinamento da PFAS deriva principalmente dagli scarichi industriali. Queste sostanze chimiche vengono utilizzate nella produzione di prodotti come pentole antiaderenti, tessuti impermeabili, schiume antincendio e materiali resistenti alle alte temperature. Gli stabilimenti industriali che producono o utilizzano PFAS spesso rilasciano queste sostanze nei corsi d'acqua, da cui possono infiltrarsi nelle falde acquifere e contaminare gli acquedotti.
Pavia Acque contesta il dato rilevato dalle analisi di Greenpeace sul campione di acqua prelevato a Voghera: quei 3,7 nanogrammi per litro riscontrati dall'organizzazione ambientalista - che peraltro sono un valore estremamente basso - non collimano affatto con quanto l'azienda ha riscontrato attraverso le proprie analisi. Stefano Bina, direttore generale di Pavia Acque (e di Asm), ha espresso dubbi sulla validità dei risultati ottenuti da Greenpeace, sottolineando la necessità di approfondire ulteriormente la questione.
Nel frattempo, in Emilia-Romagna, Alessandro Aragona (FdI) ha chiesto chiarimenti sulla qualità dell'acqua potabile nella regione. Greenpeace Italia ha condotto tra settembre e ottobre 2024 l'indagine "Acque Senza Veleni", analizzando campioni di acqua potabile in 235 città italiane, evidenziando la presenza di PFAS nel 79% dei campioni analizzati. Questi dati sollevano preoccupazioni significative riguardo alla sicurezza delle risorse idriche in diverse regioni italiane.
L'inquinamento da PFAS rappresenta una minaccia crescente per la salute pubblica e l'ambiente.




