John Galliano torna alla moda con Zara: la partnership da settembre 2026

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo
CULTURA E SPETTACOLO Preferisci Informazione.News su Google

Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   L’annuncio, arrivato ieri martedì 17 marzo attraverso un breve comunicato stampa, ha scosso il sistema della moda: John Galliano, il designer che per dieci anni ha guidato la Maison Margiela e che prima ancora aveva segnato un’epoca in Dior, rientra in gioco. Lo fa però da una posizione che nessuno, negli ultimi mesi di indiscrezioni e voci sul suo futuro, aveva realmente preventivato. La sua nuova casa non sarà un’altra griffe del lusso, bensì Zara, il colosso spagnolo del gruppo Inditex. Si tratta di una partnership creativa biennale, un accordo che va ben oltre la semplice capsule collection e che vedrà lo stilista britannico cimentarsi in un’operazione inedita per il suo curriculum: lavorare direttamente sugli archivi del marchio. Galliano, come ha tenuto a precisare la nota ufficiale, non disegnerà abiti ex novo, ma prenderà capi delle passate stagioni di Zara per decostruirli e riconfigurarli, trasformandoli in nuove espressioni sartoriali e in collezioni stagionali.

La genesi di questo sodalizio, destinato a produrre i primi frutti già a partire da settembre 2026, affonda le radici nei rapporti personali tessuti da Marta Ortega Perez, presidente di Inditex e figlia del fondatore Amancio Ortega. È stata lei, attraverso la fondazione MOP che porta le sue iniziali e che ad A Coruña organizza mostre dedicate a giganti della fotografia come Steven Meisel e Irving Penn, a incontrare e a coltivare il rapporto con Galliano. Da quell’amicizia, nata attorno alla passione per la cultura visiva, è scaturita l’idea di un progetto professionale che per il designer rappresenta una sfida completamente nuova, un territorio inesplorato che lo ha spinto a rimettersi in gioco dopo un periodo di silenzio e lontananza dalle passerelle.

Dal dicembre 2024, quando aveva lasciato Margiela dopo averne rilanciato le sorti in maniera trionfale, ci si chiedeva quale sarebbe stata la sua prossima mossa. L’ipotesi di un approdo nel mercato accessibile, quello del fast fashion, non era contemplata nei pronostici. Eppure, Galliano ha trascorso questi mesi in una sorta di ritiro creativo, passeggiando nei boschi senza telefono, visitando musei e cercando di riconnettersi con l’istinto. Da gennaio lavora in gran segreto in un atelier nei dintorni di Parigi, dove ha iniziato a dare forma a delle toiles, i prototipi in tela grezza che precedono la realizzazione dei capi veri e propri. Quel lavoro preparatorio, alimentato da anni di esperienza in cui ha affinato tecniche di taglio e di sartoria fuori dal comune, confluirà ora in un progetto che definisce “emozionante” per la piattaforma globale che Zara mette a disposizione e per le risorse impiegabili.

La strana coppia e il riposizionamento del colosso spagnolo

Non è la prima volta che Zara cerca una sponda autorevole per accreditarsi come qualcosa di più di una semplice catena di abbigliamento a basso costo. Dal 2022, anno in cui Marta Ortega Perez ha assunto la presidenza, il marchio ha avviato un lento ma inesorabile riposizionamento strategico. Si sono susseguite collaborazioni con nomi come Narciso Rodriguez, Stefano Pilati o Ludovic de Saint Sernin, e iniziative speciali per il cinquantesimo anniversario che hanno coinvolto figure come Kate Moss e Pierpaolo Piccioli. Ma con Galliano il passo è più lungo: non si tratta di una collaborazione estemporanea, bensì di un accordo strutturato della durata di due anni, che presuppone un dialogo continuo e una rilettura profonda del patrimonio del marchio. L’operazione rientra a pieno Titolo in quel tentativo, da parte di Zara, di smarcarsi dall’etichetta di fast fashion per avvicinarsi a un modello che ricordi più da vicino quello della moda “lenta” e autoriale.

Il lavoro di Galliano sugli archivi non sarà un’operazione di mera copia o di restyling superficiale. Si tratterà, piuttosto, di un processo che richiama i meccanismi dell’haute couture: prendere un abito già esistente, smontarlo, studiarlo e ricomporlo in una nuova forma, in una nuova silhouette. È un metodo che il designer britannico ha già sperimentato durante la sua lunga carriera, in particolare negli anni a Margiela, dove la decostruzione e la ricostruzione sono elementi fondanti del linguaggio della maison. In questo senso, pur cambiando radicalmente il contesto e il prezzo finale dei capi, Galliano potrà portare avanti una ricerca coerente con il suo percorso, applicandola però a un pubblico potenzialmente infinito, cosa che, come ha ammesso lui stesso a Vogue, lo elettrizza non poco.

I primi passi di una nuova avventura creativa

La prima collezione frutto di questo sodalizio vedrà la luce nei negozi Zara di tutto il mondo nel settembre del 2026. Sarà l’esordio di un percorso destinato a snodarsi attraverso le stagioni successive, fino a coprire l’intero arco dei due anni previsti dall’accordo. Al momento, i dettagli sono volutamente scarsi: l’ufficialità è arrivata con una nota stringata, che lascia intendere come la volontà sia quella di costruire un’attesa e di svelare i contenuti con calma, man mano che ci si avvicinerà alla data di lancio. Si sa che Galliano lavorerà a contatto diretto con i capi preesistenti, in un’ottica che lui stesso ha definito “oltre il genere e oltre le stagioni”, e che tutto sarà guidato da un principio di autoriasità che dovrebbe restituire, anche in un contesto democratico come quello di Zara, la cifra stilistica inconfondibile del suo tratto.

L’operazione segna anche il ritorno alla ribalta di un designer che, dopo la burrascosa uscita da Dior nel 2011, aveva saputo riscattarsi con intelligenza e caparbietà alla guida di Margiela. Quel percorso di riabilitazione professionale, culminato nella trionfale sfilata Artisanal del 2024, aveva riaperto le porte a ogni tipo di speculazione sul suo futuro. In molti lo davano in lizza per poltrone prestigiose in altre grandi maison, ma Galliano ha scelto una strada laterale, forse più libera, certamente meno scontata. E l’entusiasmo con cui racconta questa nuova avventura, paragonando questo momento al terzo atto della vita che può rivelarsi il più interessante, lascia intendere che per lui non si tratta di un ripiego, ma di una scelta ponderata e voluta. Resta ora da vedere come il suo estro barocco e la sua sartoria complessa possano tradursi in un prodotto industriale e diffuso, destinato a un pubblico globale e con prezzi accessibili: una sfida tecnica e creativa che, a giudicare dalle sue parole, sembra averlo già conquistato.

Puoi riutilizzare questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.