Zara ingaggia John Galliano: per due anni disegnerà una serie di collezioni stagionali dagli archivi del marchio
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Redazione Cultura e Spettacolo
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La notizia, attesa con una certa trepidazione negli ambienti del settore, è infine giunta a chiarire i rumors che circolavano da settimane: John Galliano, il couturier britannico considerato uno degli ultimi geni romantici della moda contemporanea, ha stretto un accordo della durata di due anni con Zara, il colosso spagnolo del gruppo Inditex. Si tratta, come è facile immaginare, di una partnership che va oltre la semplice collaborazione stagionale, configurandosi piuttosto come un vero e proprio progetto di “ri-autorializzazione” degli archivi del marchio. Galliano, che da circa due anni aveva lasciato la direzione creativa di Maison Margiela con una sfilata — quella Artisanal del gennaio 2024 — che molti addetti ai lavori hanno definito come una delle sue prove più alte e commoventi, non torna dunque a vestire i panni del direttore artistico di una maison, ma sceglie una strada inedita, forse persino più complessa. Lavorerà direttamente sui capi delle passate stagioni di Zara, decostruendoli e riconfigurandoli in nuove creazioni; un processo, spiega la nota ufficiale dell’azienda, che sarà guidato da un “approccio couture e autoriale”. Il primo frutto di questo singolare innesto tra l’alta moda e la grande distribuzione, tra l’atelier parigino e la piattaforma globale, vedrà la luce nel settembre del 2026.
L'archivio come materia viva e il ruolo di Marta Ortega Perez
L’idea alla base dell’accordo, che prevede l’uscita di collezioni stagionali per un biennio, è quella di non limitarsi a un semplice remake o a una riedizione di vecchi capi, bensì di interpretare il passato prossimo di Zara attraverso la lente deformante e visionaria di Galliano. Significa, in pratica, che il designer si confronterà con un archivio giovane, fatto di abiti che hanno popolato le strade di mezzo mondo, per sottoporli a un processo di decostruzione che è da sempre il marchio di fabbrica del suo metodo progettuale. Quello che interessa Galliano, come lui stesso ha avuto modo di anticipare in alcune interviste, è la possibilità di lavorare con una materia viva, di “riconfigurarla”, di scoprire cosa si può ottenere quando si applicano le tecniche e la sensibilità della couture a un prodotto pensato originariamente per il fast fashion. Alla base di questa inedita alleanza, secondo quanto ricostruito, ci sarebbe il rapporto personale instauratosi tra lo stilista di Gibilterra e Marta Ortega Perez, la presidente di Inditex e figlia del fondatore Amancio Ortega. È attraverso la fondazione MOP, che porta il suo nome e che ad A Coruña organizza mostre di fotografi del calibro di Steven Meisel e Irving Penn, che i due hanno avuto modo di conoscersi e di costruire un dialogo, fatto di stima reciproca e di quella che Galliano stesso ha definito “apertura”. Ortega Perez, da quando ha assunto la presidenza, sta spingendo con decisione verso un riposizionamento del brand in chiave più autoriale, e l’ingaggio di Galliano rappresenta, in questa strategia, il tassello più ambizioso e forse più rischioso.
Il ritorno al lavoro dopo due anni di silenzio e di ricerca interiore
Per John Galliano, che a 65 anni continua a essere una figura capace di polarizzare l’attenzione tanto per il suo genio quanto per le turbolenze della sua parabola esistenziale e professionale, questo progetto segna il ritorno al lavoro dopo un periodo di silenzio e di apparente ritiro. Dopo l’addio a Margiela, aveva raccontato di essersi concesso del tempo, di aver frequentato musei, di aver camminato nei boschi senza telefono, perdendosi volontariamente per “riconnettersi con l’istinto”. Un periodo di pausa necessario, lontano dalla giostra impazzita del calendario della moda, che gli ha permesso di riflettere su cosa fare della sua “terza vita”, come ama definirla. Da gennaio, però, lavora in gran segreto in un atelier “da qualche parte intorno a Parigi”, producendo toile e sperimentando sui capi di Zara, cercando di capire fino a che punto potrà spingersi, quali siano i margini di sicurezza per esprimere la sua estetica senza tradirla, ma anche senza snaturare il prodotto per cui è chiamato a lavorare. La sfida, per uno stilista abituato a lavorare con materiali pregiati e con tempi della couture, è quella di tradurre il suo linguaggio complesso, fatto di bias cut, di drappeggi, di citazioni storiche e di teatralità, in un contesto industriale fatto di grandi numeri e di prezzi accessibili. Un paradosso che rende l’operazione affascinante, perché apre interrogativi su cosa significhi oggi, nel 2026, fare moda e su quali siano i confini tra l’unicità del pezzo unico e la riproducibilità tecnica.
Una collaborazione che supera il concetto di limited edition
A differenza delle numerose collaborazioni che Zara ha messo in campo negli ultimi anni — con nomi come Stefano Pilati, Narciso Rodriguez o Ludovic de Saint Sernin — quella con Galliano non si configura come una capsule collezione limitata, ma come un progetto che si dipana nel tempo, con una continuità e una profondità diverse. Si tratta, per usare le parole del designer, di un lavoro che non ha precedenti nella sua carriera, e proprio questa novità lo attrae: l’idea di poter “offrire moda attraverso una piattaforma enorme” e di poterla fare con le risorse che una multinazionale come Inditex può mettere a disposizione. Galliano lavorerà sui codici del marchio, rileggendoli, decostruendoli, e restituendoli al pubblico in una forma che si annuncia inevitabilmente sorprendente. Le sue collezioni, che si immaginano ricche di quella tensione emotiva e di quella sapienza sartoriale che lo contraddistinguono, non avranno probabilmente nulla a che vedere con l’idea di “moda democratica” così come l’abbiamo intesa finora. Piuttosto, sembrano voler esplorare un territorio di mezzo, in cui l’autorialità non è più appannaggio esclusivo del lusso, e in cui l’archivio di un marchio globale come Zara diventa il punto di partenza per una riflessione sul presente e sul futuro dell’abito, sulla sua forma, sulla sua proporzione, al di là delle categorie di genere e di stagione.
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