Mondiali 2026, l’Uruguay parte favorito ma l’Arabia Saudita vuole ripetere l’impresa

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Sport Redazione Sport   -   L’Hard Rock Stadium di Miami, lo stesso che ha ospitato sei edizioni del Super Bowl e che è stato ristrutturato con un investimento complessivo di oltre 600 milioni di dollari, si prepara ad accogliere il debutto nel Gruppo H dei Mondiali 2026 tra Arabia Saudita e Uruguay. Il fischio d’inizio, per la precisione, è fissato nella notte italiana tra lunedì 15 e martedì 16 giugno, con calcio d’inizio alle ore 00.

00; e questa sfida, va detto, assume sin da subito un peso specifico notevole per le sorti di un girone che vede la presenza della Spagna, quest’ultima ampiamente data come favorita per il primo posto. La corsa al secondo posto utile per la qualificazione, insomma, potrebbe già decidersi in questa occasione.

L’analisi delle quote e il valore tecnico delle due nazionali

Le piattaforme di scommessa, infatti, non lasciano spazio a interpretazioni contrastanti: la vittoria dell’Uruguay è offerta a una quota media intorno a 1.50, mentre un successo dell’Arabia Saudita, cosa che rappresenterebbe un clamoroso ribaltone analogo a quello del 2022 contro l’Argentina, viene proposto a non meno di 7.50.

Un divario, questo, che riflette la differenza di organico tra la Celeste di Marcelo Bielsa – che può contare su un centrocampo di primissimo livello con giocatori del calibro di Federico Valverde (Real Madrid), Manuel Ugarte e Rodrigo Bentancur – e la selezione saudita, quest’ultima reduce da un precampionato altalenante e da qualche tensione tattica interna. La squadra asiatica, lo ricordiamo, arriva all’appuntamento dopo una sconfitta contro il Messico; l’Uruguay, al contrario, ha il morale alto grazie all’ultimo successo ottenuto contro il Ghana.

La strategia saudita: dall’entusiasmo degli investimenti alla concretezza del campo

E non è un dettaglio da poco, quello economico, perché negli ultimi tre anni l’Arabia Saudita ha investito quasi due miliardi di dollari nel calcio, una cifra che testimonia quanto la monarchia del Golfo stia cercando nel pallone un volano per diversificare una economia ancora pesantemente dipendente dal petrolio.

La Saudi Pro League, ne abbiamo avuto conferma, ha speso somme enormi per accaparrarsi campioni come Cristiano Ronaldo o Neymar; ma il rovescio della medaglia, come ha osservato più di un analista (tra cui Simon Chadwick, specialista di sport business), è che i calciatori locali hanno perso minutaggio e ritmo partita. Un paradosso, se si pensa che a Miami scenderà in campo una nazionale che ha appena cambiato guida tecnica – il CT Georgios Donis – e che cerca risposte concrete dopo tanti investimenti.

Le chiavi tattiche e le incertezze della vigilia

Nonostante le premesse, il tecnico greco ha promesso un approccio tutt’altro che remissivo: «Non siamo qui per difenderci e aspettare l’avversario – ha dichiarato in conferenza – faremo pressing perché crediamo in noi stessi». Una dichiarazione di intenti che troverà riscontro pratico nella possibilità di vedere Salem Al-Dawsari (l’eroe della vittoria con l’Argentina) agire tra le linee, supportato da Al-Buraikan come riferimento offensivo.

D’altro canto, Bielsa dovrà gestire qualche assenza pesante in difesa: José Gimenez, Ronald Araujo e Matias Viña sono in dubbio, e la retroguardia potrebbe così essere affidata alla coppia Caceres-Bueno con l’esperto Fernando Muslera tra i pali.

L’algoritmo di Opta, a margine di questa analisi, assegna un 64,7% di probabilità di vittoria alla Celeste, contro appena un 13,9% per i sauditi; cifre che disegnano uno scenario apparentemente a senso unico, ma che lasciano intendere come la tensione dell’esordio e la voglia di rivalsa possano comunque ribaltare qualsiasi pronostico.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.