Artemis 2, il software da ufficio e il water da 30 milioni: i piccoli guai della missione lunare

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Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   Non c’è pace per il ritorno dell’uomo sulla Luna, o almeno così sembrerebbe osservando i primi, convulsi momenti di volo della missione Artemis 2. Partita ufficialmente il 1° aprile 2026 dal Kennedy Space Center in Florida, la navetta Orion – che trasporta gli astronauti Reid Wiseman, Victor Glover, Christina Koch e il canadese Jeremy Hansen – ha dovuto fare i conti con una serie di inconvenienti tecnici che, se da un lato non ne hanno compromesso la traiettoria, dall’altro raccontano perfettamente quanto lo spazio resti un ambiente ostile anche per gli strumenti più domestici.

Il saluto a testa in giù e il primo intoppo informatico

Dopo l’accensione dei motori che ha permesso alla capsula di lasciare l’orbita terrestre per immettersi sulla rotta lunare – un passaggio delicato che ha riportato l’umanità a navigare verso il satellite a oltre cinquant’anni di distanza dall’ultima volta – l’equipaggio si è trovato a risolvere un problema decisamente più banale del previsto. Il comandante Wiseman ha contattato il controllo missione a Houston con una richiesta di assistenza tecnica che ha del surreale: "Vedo due Microsoft Outlook, ma nessuno dei due funziona". La posta elettronica, o meglio l’impossibilità di accedervi, è diventata così il primo vero ostacolo del viaggio. La Nasa, riuscita a connettersi in remoto ai computer di bordo, ha risolto il disguido in circa un’ora, anche se il software è rimasto in modalità "offline". Un dettaglio che ha suscitato una certa ironia tra gli addetti ai lavori, considerando la disparità tra la complessità della missione e la vulnerabilità di un comune client di posta.

La toilette spaziale, un problema da 30 milioni di dollari

Più serio, quantomeno per la gestione della vita quotidiana a bordo, si è rivelato il guasto al sistema igienico-sanitario. A circa due ore dal lancio, una ventola di aspirazione del water – tecnicamente definito "Universal Waste Management System" – si è inceppata a causa di un’ostruzione, facendo lampeggiare una spia di errore nel quadrante della capsula. Considerando il costo di questo dispositivo, stimato intorno ai 30 milioni di dollari, il piccolo incidente avrebbe potuto trasformarsi in un serio grattacapo per i quattro astronauti, destinati a trascorrere dieci giorni in spazi ristrettissimi. Fortunatamente, grazie al lavoro sincronizzato tra l’equipaggio e i tecnici di terra, l’intoppo è stato risolto rapidamente. Il sistema, che sfrutta l’aspirazione per gestire i rifiuti in assenza di gravità, rappresenta comunque un’evoluzione tecnologica significativa rispetto alle rudimentali soluzioni adottate durante le missioni Apollo, quando gli astronauti erano costretti a utilizzare sacchetti adesivi.

La rotta è tracciata, tra silenzi radio e ottimismo

Nonostante questi piccoli "fuori programma" – che includono anche un breve ma preoccupante blackout delle comunicazioni subito dopo una manovra orbitale – la Nasa ha confermato il buono stato di salute della missione. L’amministratore capo Jared Isaacman, che ha preso il testimone in questa nuova era spaziale caratterizzata anche dal ritorno di Trump alla presidenza degli Stati Uniti, ha elogiato la reazione del team. La manovra di iniezione translunare è stata eseguita con successo, spingendo la Orion verso il suo appuntamento con la Luna. L’obiettivo dichiarato, come spiegato dagli stessi vertici Nasa, non è solo quello di ripetere le gesta del passato, ma di gettare le basi per una presenza stabile: costruire una base sulla superficie lunare che funga da trampolino di lancio per le future sfide su Marte.

L’occhio di bue nell’abisso

Tra un guasto al software aziendale e un water che fa i capricci, l’equipaggio di Artemis 2 prosegue dunque il suo viaggio di dieci giorni intorno al nostro satellite. Le immagini mandate a terra mostrano gli astronauti in ottima forma; in una di queste, uno di loro si è lasciato andare a un saluto a testa in giù verso la Terra, un’immagine che – complice l’assenza di gravità – restituisce la meraviglia e la leggerezza di un momento storico che, nonostante i piccoli intoppi della tecnologia, rimane profondamente solenne. Si tratta della prima volta, dopo decenni di attesa, che esseri umani si allontanano così tanto dal pianeta natale, testando i limiti delle proprie macchine e, inevitabilmente, anche quelli della propria pazienza digitale.

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