L’ambasciatore Cornado: «Sulla richiesta di rimborso dalla Svizzera ha vinto la burocrazia»
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Redazione Interno
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La prima reazione, a caldo, è stata la sorpresa. Poi, quella sensazione iniziale – racconta oggi l’ambasciatore italiano a Berna, Gian Lorenzo Cornado – si è trasformata in un vero e proprio sgomento, alimentato dalla constatazione che una spiegazione apparentemente solidale, a ben vedere, lo fosse soltanto fino a un certo punto. A parlare, in un’intervista rilasciata al “Corriere della Sera”, è il diplomatico che nei giorni scorsi ha incontrato il presidente del Canton Vallese Mathias Reynard; un faccia a faccia, quello avvenuto a Martigny, dal quale Cornado si è portato a casa una certa delusione. Al centro del contendere, ormai, non ci sono più soltanto le responsabilità penali per le uscite di sicurezza sbarrate nella discoteca “Le Constellation” di Crans-Montana, dove a Capodanno persero la vita 41 ragazzi. No: il nuovo fronte, teso e apertamente diplomatico, riguarda i soldi. Nello specifico, le parcelle presentate dall’ospedale di Sion per il ricovero di tre giovani italiani rimasti feriti nel rogo, alle quali se ne aggiunge una quarta per un altro connazionale. Il conto complessivo, già lievitato oltre i centomila euro, è stato girato all’Italia come richiesta di rimborso per le cure prestate.
«Una solidarietà a metà»: il nodo delle spese e la replica del padre di Manfredi
La posizione elvetica, filtrata attraverso le parole di Reynard, avrebbe dovuto significare vicinanza alle famiglie delle vittime. Invece, secondo quanto riferito dall’ambasciatore, quella vicinanza si è fermata davanti ai moduli burocratici: «Credo che sulle richieste di rimborsi delle cure per gli italiani feriti abbia preso il sopravvento la burocrazia», ha dichiarato Cornado senza nascondere un’ombra di amarezza. Un’analisi, la sua, che trova un eco immediato e più duro nel racconto di Umberto Marcucci, padre di Manfredi: il sedicenne romano, rimasto gravemente ustionato nell’incendio, è stato trasportato d’urgenza – già il primo gennaio – all’ospedale Niguarda di Milano con un elicottero del pronto soccorso lombardo. «Noi dovremmo richiedere al Canton Vallese tutte quante le spese sostenute per curare i nostri ragazzi», ha ribadito Marcucci padre, rovesciando la prospettiva: è la Svizzera, a suo giudizio, a dover risarcire le famiglie italiane, e non il contrario. La stessa presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha definito la richiesta di rimborso «ignobile», segnando così l’irrigidimento del governo italiano su un dossier che mescola cronaca giudiziaria, assistenza sanitaria transfrontaliera e debiti internazionali.
L’incendio di Crans-Montana, i ragazzi curati in Italia e le parcelle dell’ospedale di Sion
La vicenda, com’è noto, affonda le radici nella notte di San Silvestro, quando nel locale “Le Constellation” divampò un rogo che uccise quarantuno giovani, molti dei quali cittadini svizzeri e francesi oltre che italiani. Tra i feriti, quattro connazionali sono stati ricoverati e curati dapprima in Svizzera, per poi essere trasferiti – o comunque sottoposti a follow up – in strutture nazionali. Ed è proprio per quei giorni di degenza iniziale, effettuati nell’ospedale del capoluogo vallesano, che Berna ha presentato il conto. Dall’altra parte, famiglie come quella di Manfredi si chiedono come sia possibile ricevere una parcella quando sarebbero loro, semmai, a dover avanzare una richiesta di danni per le cure già sostenute in Italia, per i trasferimenti d’emergenza e per le conseguenze, talvolta permanenti, lasciate dalle ustioni. Dietro lo scontro formale tra ambasciata e cantone, insomma, si muovono due logiche opposte: quella amministrativa, che applica i regolamenti sulla mobilità sanitaria, e quella umana, che fatica a comprendere come si possa chiedere un rimborso alle vittime di una strage.
Dalla scuola alla diplomazia: anche l’obbligo di ripetere l’anno tra le ferite collaterali
A inasprire il clima contribuisce un ulteriore dettaglio, emerso sempre dalle dichiarazioni dei parenti: alcuni ragazzi feriti, quelli residenti in Svizzera, hanno ricevuto la richiesta – non meno dolorosa delle parcelle ospedaliere – di ripetere l’anno scolastico a causa dei lunghi periodi di assenza per le cure. «Dalla Svizzera poca empatia», ha commentato Umberto Marcucci allargando il discorso a un atteggiamento che giudica complessivamente freddo. L’ambasciatore Cornado, dal canto suo, evita di entrare nel merito di eventuali profili di responsabilità penale o civile, limitandosi a fotografare un clima reso pesante da un’interpretazione restrittiva delle norme. Quel che è certo, al momento, è che la pratica dei rimborsi – destinata a tenere banco nelle prossime settimane – ha già aperto una frattura diplomatica inedita. Dopo le condoglianze e i minuti di silenzio, ora la partita si gioca sui numeri: chilometri d’elicottero, giornate di terapia intensiva e parcelle che nessuna famiglia di un ragazzo ustionato si aspettava di dover mai leggere.




