L’ospedale di Sion fattura ai feriti di Crans Montana: fino a 75mila euro per poche ore di terapia intensiva

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il conto, per le famiglie già devastate dalla notte di Capodanno, è arrivato a distanza di mesi – una tempistica che non ha nulla di casuale, nel silenzio amministrativo che spesso segue le tragedie collettive. L’ospedale di Sion, struttura di riferimento per il Cantone Vallese, ha notificato nei giorni scorsi tre parcelle sanitarie ai parenti dei giovani italiani rimasti ustionati nell’incendio scoppiato all’interno del locale “Le Constellation” a Crans Montana. E l’importo, va detto senza giri di parole, tocca cifre che per molti versi appaiono sproporzionate rispetto all’effettiva durata delle cure erogate: si parla di richieste comprese tra i 15mila e i 60mila franchi svizzeri, pari a un massimo di circa 75mila euro.

Dalla sala d’urgenza all’elisoccorso: il conto salato di un trasferimento lampo

Quel che colpisce, analizzando i documenti visionati dalla stampa nazionale, è il rapporto tra costo e tempo di degenza. Una delle fatture, quella indirizzata alla famiglia di un sedicenne romano – Manfredi Marcucci, lo stesso che aveva perso l’amico Riccardo Minghetti tra le sei vittime italiane della strage – si riferisce a poco più di quindici ore di ricovero in terapia intensiva. Un lasso brevissimo, se si considera che nel giro di una manciata di giorni, anzi di ore per i casi più gravi, i feriti erano già stati elitrasportati al Centro Grandi Ustionati del Niguarda di Milano. Eppure l’ospedale svizzero ha comunque ritenuto di inviare una parcella da circa 67mila euro, una cifra che definire “esorbitante” rischia persino di essere un eufemismo.

Tra il diritto alla cura e l’effetto valico: perché la sanità svizzera fattura così

Va ricordato, senza facili indignazioni, che il sistema elvetico non aderisce alla logica del Servizio sanitario nazionale italiano; lì ogni prestazione, anche la più urgente, viene conteggiata secondo tariffari che non prevedono sconti per turisti o frontalieri occasionali. Cionondimeno, le famiglie colpite – già provate dal lutto e dalle lunghe degenze nei reparti italiani – si sono viste recapitare una richiesta che suona come una beffa dopo la tragedia. “Irricevibile e scandalosa”, l’hanno definita alcuni parenti, e la loro reazione, per quanto emotiva, poggia su un dato oggettivo: quei ragazzi, molti dei quali minorenni, sono stati stabilizzati in Svizzera solo il tempo necessario per organizzarne il trasferimento. Non c’è stata una vera e propria “cura”, ma piuttosto una gestione dell’emergenza.

Un precedente che interroga gli accordi bilaterali (e le assicurazioni)

Il caso solleva, inevitabilmente, una questione pratica: chi deve pagare, quando un cittadino italiano viene soccorso oltre confine in circostanze drammatiche come un incendio notturno in una discoteca affollata? Gli ospedali svizzeri, da parte loro, emettono fattura a prescindere – lo fanno con i propri connazionali, figuriamoci con gli stranieri. Ma l’entità delle somme, rapportata a un’assenza quasi totale di trattamenti continuativi, rischia di tradursi in un’ulteriore condanna per chi ha già perso un figlio o ne sta curando le ustioni gravi. Secondo quanto ricostruito, non vi era, nella maggior parte dei casi, una polizza viaggi adeguata a coprire simili evenienze; e la convenzione tra Italia e Svizzera sulle emergenze sanitarie lascia ancora aperti alcuni varchi interpretativi, che le Asl di riferimento stanno ora cercando di colmare con il supporto degli uffici legali. Per ora, l’unica certezza è la carta intestata dell’ospedale di Sion, con l’importo in franchi e la scadenza del pagamento.

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