La beffa dopo la strage di Crans-Montana: Meloni “scioccata” dalle fatture svizzere, “non pagheranno”

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Redazione Interno Redazione Interno   -   A quasi quattro mesi dal rogo del Constellation, quel bar dei coniugi Moretti che nella notte di Capodanno si trasformò in una trappola mortale – causando la morte di 41 giovani, tra cui sei italiani, e lasciando sul campo oltre cento feriti – una nuova, gelida ondata di burocrazia ha colpito le famiglie delle vittime italiane. È accaduto che un ospedale di Sion, in Svizzera, abbia recapitato richieste di pagamento per decine di migliaia di euro, arrivando a chiedere più di 70mila euro per un ricovero di appena quindici ore. Una cifra, quest’ultima, che ha fatto rapidamente il giro dei social e della stampa, scatenando una reazione immediata e durissima da parte di palazzo Chigi.

Giorgia Meloni, intervenuta nella mattinata di martedì 21 aprile con un post su Facebook, ha definito la vicenda “un insulto, oltre che una beffa, che solo una disumana burocrazia poteva produrre”. La presidente del Consiglio si è detta “scioccata” nell’apprendere che, a distanza di mesi da una tragedia che ha segnato nel sangue il confine italo-svizzero, le famiglie si siano viste recapitare fatture monstre. “Ho parlato con il nostro ambasciatore – ha scritto Meloni – e le autorità svizzere hanno assicurato che si è trattato di un errore. Le famiglie non dovranno pagare nulla”.

Le fatture e la replica diplomatica: l’ambasciatore italiano a Berna chiarisce la posizione elvetica

A gettare luce sulla vicenda è stato il successivo intervento dell’ambasciatore italiano a Berna, il quale ha confermato i contatti con i referenti locali. Dalle verifiche condotte dalla rappresentanza diplomatica, è emerso che il recapito dei conti – alcuni dei quali ammontavano a cifre comprese tra i 50 e i 75mila euro – sarebbe riconducibile a un disallineamento nelle procedure amministrative tra i due Paesi, subito corretto dalle autorità svizzere. Nessuna volontà vessatoria, insomma, bensì un “errore”, come lo stesso governo elvetico avrebbe fatto sapere in via informale alla Farnesina.

Resta il fatto, però, che a quattro mesi dalla strage – un rogo divampato nel locale durante i festeggiamenti, con dinamiche ancora al centro di accertamenti giudiziari – le famiglie dei feriti si sono trovate a dover fronteggiare non solo il dolore fisico e psicologico, ma anche una richiesta economica a dir poco spropositata. Sessantamila, settantamila euro per poche ore di terapia intensiva o di osservazione: una cifra che, anche solo a livello simbolico, ha riacceso la rabbia sopita dopo i funerali e le prime autopsie.

Un caso che si inserisce nella più ampia gestione elvetica dei sinistri con vittime straniere

Non è la prima volta, va detto, che la Confederazione si trova al centro di polemiche simili per quanto riguarda i costi dell’assistenza sanitaria a cittadini non residenti. Il sistema ospedaliero svizzero, basato su tariffe elevate e su un modello assicurativo molto rigido, prevede infatti che chi non è coperto da polizze specifiche possa ricevere fatture calcolate al costo pieno delle prestazioni. Nel caso dei feriti di Crans-Montana, molti di loro erano giovani italiani sprovvisti di un’assicurazione sanitaria integrativa valida oltre confine, e quindi tecnicamente esposti al rischio di dover sostenere interamente le spese di ricovero.

La prassi, per quanto ineccepibile sul piano formale, si è però scontrata con l’eccezionalità della tragedia: un incendio doloso o accidentale (le indagini sono ancora in corso) che ha falcidiato una folla di ragazzi in vacanza. Di fronte a questa specificità, le autorità svizzere hanno scelto la via dell’annullamento delle fatture, riconoscendo implicitamente l’improponibilità di chiedere denaro a chi ha già perso un figlio o ha riportato ustioni gravissime.

La presa di posizione di Meloni: parole nette e nessun margine per rimborsi

“Non pagheranno”, ha ribadito Meloni nel suo intervento, chiudendo ogni possibile spazio a interpretazioni dilatorie. La premier ha parlato di “ripugnante” l’ipotesi che i costi delle cure potessero cadere sulle vittime o sull’Italia, sebbene – come specificato dallo stesso post – non sia mai stata avanzata ufficialmente una richiesta di intervento da parte dello Stato italiano. L’effetto delle sue dichiarazioni, comunque, è stato quello di mettere pressione diplomatica sulle autorità di Berna affinché formalizzassero per iscritto la rinuncia a ogni credito.

Nel frattempo, alcune famiglie hanno raccontato alla stampa di aver ricevuto le fatture senza alcuna lettera di accompagnamento, semplicemente spedite a domicilio come se si fosse trattato di una qualsiasi prestazione ordinaria. Una circostanza, quest’ultima, che ha contribuito ad alimentare il senso di abbandono e di incomprensione verso le istituzioni elvetiche. Ora, con il chiarimento fornito dall’ambasciatore e la presa di posizione della presidente del Consiglio, le pratiche di riscossione sono state sospese in attesa di una nota ufficiale che cancelli definitivamente quei debiti. Resterà, per i parenti delle vittime, il peso di una strage che non smette di fare male, anche quando sembra che la burocrazia abbia deciso di dire l’ultima parola.

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