Milano in netto ribasso, traina il settore bancario
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Redazione Economia
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Una partenza in netto ribasso ha caratterizzato la seduta del 18 novembre per Piazza Affari, la quale, scendendo dell'1,6%, ha perfettamente riflesso il clima di diffuso pessimismo che avvolge i listini europei. Il tonfo, che non risparmia praticamente nessun settore, si inserisce in un contesto internazionale complesso, segnato dalle pesanti battute d'arresto registrate prima a Wall Street e poi nei mercati asiatici, con Tokyo che ha chiuso in calo del 32%. L'elemento che più di ogni altro grava sullo sentiment degli operatori è il radicale mutamento delle attese riguardo alla politica monetaria della Federal Reserve, della quale ormai solo una minoranza, il 39,9%, prevede un taglio dei tassi a dicembre. A questa incertezza, che ha subito un'impennata, contribuisce in maniera decisiva la prolungata carenza di dati economici aggiornati, provocata dallo shutdown più lungo della storia americana, il quale priva gli investitori di quei parametri fondamentali per orientare le proprie scelte.
Il crollo generalizzato dei comparti
La giornata si configura come particolarmente negativa per l'intero panorama europeo, con Francoforte che cede l'1,3% e Parigi non se la passa meglio, in un contesto dove l'indice EuroStoxx 50 segna un -1,4%. A farsi sentire, in questo marasma, sono le pesanti vendite che colpiscono indiscriminatamente la quasi totalità dei settori, alcuni dei quali, come l'automotive, la tecnologia e le materie prime, vedono cali prossimi al 2%. L'unico comparto a mostrare una tenuta, seppur marginale, è quello farmaceutico, il quale si distingue per un lieve rialzo in un oceano di rosso. Tra i titoli più seguiti, spiccano le performance negative di aziende come Leonardo e Stellantis, mentre El.En e Saipem confermano la tendenza al ribasso.
Le banche sotto una pressione insostenibile
Il comparto che, più di ogni altro, sta trascinando verso il basso gli indici è senza dubbio quello bancario, il quale subisce una pressione vendite intensa e generalizzata in tutta Europa. A Piazza Affari, gli istituti di credito registrano perdite che in molti casi superano abbondantemente la soglia del 2%, con titoli come Unicredit e Banca Monte dei Paschi di Siena che si trovano in forte difficoltà. Oltre i confini nazionali, la situazione non è affatto migliore, come dimostrano i pesanti cali di giganti del calibro di Deutsche Bank, Barclays e Societe Generale. Anche Crédit Agricole, nonostante abbia da poco svelato il suo nuovo piano strategico a medio termine, l'Act 2028, non riesce a sfuggire alla logica del mercato e scivola del 2% a Parigi, un segnale che evidenzia come le attuali turbolenze siano talmente ampie da offuscare persino le notizie potenzialmente positive relative ai singoli emittenti.
Il quadro complessivo dei listini
Oltre al Ftse Mib, a soffrire sono tutti gli indici minori di Borsa Italiana, dal Ftse Italia All-Share al Ftse Italia Mid Cap, fino al Ftse Italia Star, i quali navigano in territorio negativo senza trovare alcun appiglio. La mancanza di driver positivi, unita alla rinnovata cautela degli investitori sulle decisioni delle banche centrali, sta creando un ambiente tossico per i listini, che faticano a individuare una direzione. Mentre l'euro si muove con altalenanza rispetto al dollaro, asset rifugio come l'oro vedono un rinnovato interesse, a conferma di una propensione al rischio che, in queste ore, si è drasticamente ridotta sui mercati finanziari globali.




