Nave metaniera russa alla deriva nel Canale di Sicilia, vertice d’urgenza a palazzo Chigi
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Redazione Interno
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L’allarme, scattato nei giorni scorsi quando la Arctic Metagaz ha smesso di comunicare la propria posizione, si è trasformato in una delicata partita diplomatica e di sicurezza ambientale. Il governo italiano, riunito ieri a palazzo Chigi sotto la presidenza di Giorgia Meloni, ha fatto il punto sulla situazione della metaniera russa di 277 metri, attualmente alla deriva nel Canale di Sicilia con un carico che gli ambientalisti del Wwf definiscono “estremamente pericoloso”. L’imbarcazione, rimasta danneggiata dopo una serie di esplosioni verificatesi tra il 3 e il 4 marzo, trasporta circa 900 tonnellate di gasolio e oltre 60mila tonnellate di gas naturale liquefatto; una combinazione che, in caso di sversamento o perdita di tenuta dei serbatoi, potrebbe provocare un disastro ecologico di proporzioni inimmaginabili per l’ecosistema del Mediterraneo centrale.
Fonti di governo, al termine dell’incontro a cui hanno partecipato i ministri degli Esteri Antonio Tajani, della Difesa Guido Crosetto e dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin, hanno confermato che il natante, battente bandiera russa, si trova attualmente in acque internazionali a circa 26 miglia dall’isola di Linosa, sebbene la sua posizione, va detto, vari costantemente in base all’azione delle correnti. La nave, privata dell’equipaggio di 30 uomini che fu evacuato immediatamente dopo l’attacco, è di fatto un gigante d’acciaio senza governo alla deriva, un’eventualità, questa, che non si verificava da anni nel bacino del Mediterraneo. Il governo di Malta, nella cui zona di ricerca e salvataggio (Sar) il mercantile sembrerebbe ricadere, ha già istituito un perimetro di sicurezza di cinque miglia nautiche, intimando a qualsiasi altra imbarcazione di non avvicinarsi.
Il monitoraggio condiviso e l’ipotesi del rimorchio
L’aspetto più spinoso della vicenda, e sul quale il vertice di palazzo Chigi ha dovuto necessariamente fare chiarezza, riguarda la gestione operativa della Arctic Metagaz e, soprattutto, l’ipotesi di un suo eventuale avvicinamento alle coste italiane. Roma, pur ribadendo la piena disponibilità a collaborare con le autorità maltesi per le attività di sorveglianza e supporto, ha escluso categoricamente che il mercantile possa attraccare in un porto nazionale, definito da un alto funzionario interpellato dall’Ansa come una “bomba a orologeria galleggiante”. La soluzione che il governo italiano auspica, e per la quale si starebbe adoperando in queste ore attraverso i canali diplomatici, è che il proprietario dell’imbarcazione, la russa Llc Smp Techmanagement, incarichi al più presto una società specializzata nel rimorchio d’altura per prendere il carico e mettere in sicurezza lo scafo, evitando così che l’Italia, o Malta, debbano farsi carico dell’emergenza in solitudine.
Le immagini diffuse dall’analista indipendente Osintdefender e rilanciate nelle ultime ore mostrano con chiarezza l’entità dei danni riportati dalla nave: un enorme squarcio nello scafo, precisamente sul lato sinistro, frutto dell’esplosione che Mosca, senza tentennamenti, ha subito attribuito a un attacco di droni navali ucraini partiti dalle coste libiche. Un’accusa, quella del ministero dei Trasporti russo, che ha parlato senza mezzi termini di “atto di terrorismo internazionale”, ma che al momento non ha trovato riscontri ufficiali né rivendicazioni da parte di Kyiv, la quale mantiene un profilo basso sulla vicenda. Le fotografie, tuttavia, parlano chiaro: la fiancata del metaniere appare letteralmente squarciata, con una voragine che si estende per decine di metri e che ha permesso all’acqua di infilarsi all’interno, compromettendo in parte l’assetto galleggiante della prua.




