Un pareggio che sa di resa, sconfitta e salvezza: l’Avellino stende il Bari 2-0 e condanna i galletti all’inferno dei play-out

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Avellino-Bari 2-0: il punteggio pesante maturato al “Partenio-Lombardi”, nella notte di venerdì 24 aprile 2026, non racconta soltanto il dominio territoriale dei lupi di Davide Ballardini, ma certifica il tracollo tecnico e nervoso di una squadra, quella di Moreno Longo, che ormai da tre settimane sembra aver smarrito la bussola della propria salvezza. Il match valido per la trentaseiesima giornata di Serie B – anticipo del turno infrasettimanale – si è trasformato in una pietra tombale per le residue illusioni dei galletti, quartultimi in classifica e agganciati a un filo logoro che potrebbe spezzarsi ancor prima delle ultime due giornate.

Le due anime della classifica: l’Avellino vola verso i play-off, il Bari sprofonda nei propri limiti

Obiettivi agli antipodi, come spesso accade in questo periodo della stagione, e la differenza l’hanno fatta l’intensità e la lucidità. Gli irpini, reduci dalla vittoria esterna a Mantova che aveva già ridato slancio a una corsa – quella verso gli spareggi promozione – sembrata incepparsi nelle trasferte di Genova e Palermo, hanno gestito il possesso palla con la pazienza del lupo che aspetta la preda. Il pareggio di una settimana fa contro il Catanzaro aveva lasciato qualche brivido lungo la schiena dei tifosi di casa, ma Ballardini ha cambiato volto alla squadra nel secondo tempo: più aggressività in mediana, meno pellegrinaggi sterili. Dall’altra parte, il Bari di Longo si è presentato in Campania con l’obbligo – non negoziabile per nessuno, tantomeno per l’allenatore – di fare punti per ossigenare una classifica divenuta asfittica. Due sconfitte consecutive, l’ultima delle quali lo 0-3 interno contro il Venezia, avevano già acceso la spia rossa. E al “Partenio” la spia è diventata allarme definitivo.

La cronaca di un supplizio: Palumbo firma il raddoppio, Cerofolini si arrende due volte

Primo tempo equilibrato solo sulla carta, perché l’Avellino – va detto senza timore di smentita – ha costruito almeno tre occasioni nitide prima dell’intervallo. Russo e Patierno, coppia d’attacco scelta da Ballardini, hanno messo costantemente in difficoltà una retroguardia barese apparsa timorosa nei contrasti e lenta nelle letture. Il vantaggio è maturato al trentaduesimo minuto: azione insistita sulla sinistra, cross basso al centro dell’area, deviazione fortunosa ma decisiva di un difensore ospite – le cronache parlano di un autogol, anche se le immagini lasciano più di un dubbio – e palla alle spalle di Cerofolini. Nella ripresa, Longo ha provato a gettare nella mischia forze fresche (Bellomo e Artioli dentro Maggiore e Nikolaou all’81’), ma il raddoppio era già nell’aria. Al settantanovesimo minuto, la mazzata: corsa in verticale di Russo, rimpallo favorevole che favorisce l’arrivo di Palumbo; il centrocampista di casa, senza nemmeno prendere la mira, fulmina Cerofolini con un destro secco. Dentro Missori e Tutino per Besaggio e Russo all’ottantaseiesimo, dentro anche Biasci, ma ormai la partita era chiusa. Quattro minuti di recupero concessi dal direttore di gara, un tempo più che sufficiente per mandare in archivio una pratica senza storia.

L’analisi tattica, la sostanza della paura e i conti che non tornano più

Quel che più colpisce, osservando i novanta minuti del “Partenio”, è la differenza abissale nella gestione dell’ansia. L’Avellino ha corso sapendo che ogni pallone recuperato poteva valere un posto nei play-off; il Bari, invece, ha giocato con il freno a mano tirato, quasi fosse consapevole di non avere più le gambe per reggere la pressione. Le statistiche parlano chiaro: possesso palla equilibrato (52% a 48%), ma tiri in porta (7 a 2) e duelli vinti a centrocampo (61% per i padroni di casa) raccontano di una supremazia mentale, prima ancora che fisica. Longo, a bordocampo, ha tentato di correggere l’impostazione con i cambi già dal sessantacinquesimo – inserendo uomini più dinamici – ma la squadra non ha mai dato l’impressione di poter ribaltare l’inerzia. Anzi, il raddoppio subìto ha generato una reazione soltanto apparente: qualche cross affannoso, un paio di punizioni senza costrutto, e poi il sipario. Per i galletti, ormai scivolati al quartultimo posto con un margine di tre punti sulla zona retrocessione diretta ma con una differenza reti pesantemente negativa, si profila l’incubo dei play-out. L’Avellino, al contrario, può continuare a sognare in grande: a quattro giornate dal termine, i lupi sono agganciati al settimo posto a quota 51, con la corsa verso la serie A che diventa ogni settimana più concreta.

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