La maledizione del Ceravolo: l’Avellino crolla 3-0 nel turno preliminare, il Catanzaro vola in semifinale

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Martedì 12 maggio 2026, il palcoscenico dei playoff di Serie B ha consegnato una serata amara alla compagine irpina. Sul terreno dello stadio “Nicola Ceravolo”, l’Avellino ha dovuto cedere il passo al Catanzaro, uscito vittorioso con un netto 3-0 che vale l’accesso alla semifinale. Una partita, questa, che ha visto i calabresi sfruttare al meglio il fattore campo e il proprio miglior piazzamento in classifica – la squadra di Aquilani, infatti, poteva contare su due risultati utili su tre nell’arco dei tempi regolamentari, un vantaggio psicologico non indifferente che ha però tradotto in pratica senza mai lasciare spazio ai rimpianti. Per i lupi, al contrario, si chiude qui un cammino che li aveva visti protagonisti di una stagione dignitosa, condita dalla salvezza conquistata con due giornate di anticipo e da un piazzamento utile per giocarsi queste cruciali gare promozione.

La rete del vantaggio al tramonto del primo tempo: Pontisso sblocca il risultato

Nonostante l’atteggiamento iniziale non fosse affatto timido – l’Avellino si è presentato al “Ceravolo” con una consueta attitudine offensiva, come sottolineato da più osservatori nel pre-partita –, a passare in vantaggio è stata la formazione di casa. Dopo un primo spezzone di gara sostanzialmente equilibrato, dove entrambi i portieri erano stati chiamati saltuariamente all’intervento, la svolta è arrivata poco prima dell’intervallo. Al minuto 42, la retroguardia biancoverde ha ceduto sotto i colpi della manovra giallorossa: a trovare la deviazione decisiva è stato Pontisso, il cui inserimento ha sorpreso la difesa ospite solitamente ben guidata dall’esperto Izzo. Un episodio, questo, che ha costretto l’undici di Ballardini a rincorrere per tutta la ripresa, esponendosi pericolosamente alle ripartenze dei padroni di casa.

Di Francesco vede annullato il pari, poi Cassandro e Iemmello chiudono i conti

La reazione degli irpini, nella seconda frazione, è stata veemente. La squadra, che per lunghi frangenti ha tenuto il possesso della palla cercando di tessere la tela nella metà campo calabrese, ha creduto fino all’ultimo nella rimonta. Un’illusione ottica, però, perché le speranze di pareggio si sono infrante prima contro la bravura della difesa avversaria e poi contro la rigidità degli ufficiali di gara. In una delle sortite più pericolose, l’Avellino ha visto annullare un gol a Di Francesco, autore della rete sospinta in fondo al sacco ma prontamente fermata dalla bandierina del guardalinee per una posizione di fuorigioco millimetrica ma netta. Con il passare dei minuti, e con la stanchezza che cominciava a farsi sentire tra le file ospiti, il Catanzaro ha preso coraggio. All’83’, un’accorrente difensiva sulla fascia ha liberato Cassandro, il quale ha avuto la freddezza per siglare il 2-0 che metteva sostanzialmente al sicuro il risultato. A chiudere definitivamente i giochi, già nei minuti di recupero, ci ha pensato Iemmello: il bomber, rientrato da un recente infortunio, si è presentato sul dischetto del calcio di rigore (concesso per un fallo ingenuo in area) e ha spiazzato l’estremo difensore avversario per il 3-0 finale.

Le scelte di Aquilani e il paradosso della panchina: il ritorno di Iemmello pesa come un macigno

Uno degli aspetti più significativi emersi dalla lettura delle formazioni ufficiali riguarda la gestione delle risorse offensive da parte di mister Aquilani. Nonostante la presenza in panchina del goleador Iemmello, l’allenatore di casa ha scelto di partire con Pittarello come riferimento centrale, rischiando di tenere la sua arma migliore a disposizione per una ripresa che poi si è rivelata decisiva. Una scelta, questa, coerente con la profondità della rosa calabrese, ma che ha messo in luce una disparità di intensità nei momenti chiave del match. Per l’Avellino, invece, la sensazione è che l’occasione sia stata sprecata proprio nel frangente in cui la partita era ancora in bilico: la squadra di Ballardini, pur dimostrando di poter impensierire gli avversari (con occasioni create soprattutto nella prima mezz’ora), non è riuscita a concretizzare il suo possesso palla in pericolosità reale, incappando nella classica "legge del gol" subito prima dell’intervallo.

Il significato dell’eliminazione per il progetto Avellino: programmare senza rivoluzioni

Se il Catanzaro si prepara ad affrontare il Palermo nella doppia sfida delle semifinali (un appuntamento che rappresenta già un traguardo di prestigio), l’Avellino deve fare i conti con la fine di un ciclo sportivo comunque positivo. Al “Ceravolo”, gli uomini di Ballardini si sono presentati con un gruppo di otto giocatori (tra cui spiccano nomi come Izzo e Palmiero) che erano già stati assoluti protagonisti della precedente promozione in cadetteria, a testimonianza di una filosofia di crescita interna che la società aveva inteso portare avanti senza stravolgimenti. L’eliminazione ai quarti brucia, certo, proprio perché maturata al termine di una gara dai due volti: un primo tempo di studio e un secondo tempo di sofferenza, chiuso però da un irreparabile black-out difensivo negli ultimi dieci minuti. La sconfitta, in tal senso, non cancella il valore di una stagione da incorniciare per i lupi, che dovranno però ripartire da questa lezione di concretezza appresa sul campo: per ambire a fare il decisivo salto di qualità, non basta la manovra, serve quella cattiveria sotto porta che il Catanzaro, invece, ha saputo esibire nel momento più caldo.

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