Leonardo, la buonuscita da 4,48 milioni per Cingolani dopo la separazione consensuale: nessun vincolo di non concorrenza

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Redazione Economia Redazione Economia   -   L’addio di Roberto Cingolani da Leonardo, formalizzato attraverso un accordo di risoluzione consensuale del rapporto di lavoro dirigenziale, si traduce in un esborso per le casse del gruppo della difesa che sfiora i quattro milioni e mezzo di euro. La società, come si legge in una nota diffusa al termine del consiglio d’amministrazione, ha dato attuazione alla disciplina prevista per i trattamenti in caso di cessazione della carica, riconoscendo al manager – che non è stato riconfermato alla guida della controllata pubblica – un’indennità complessiva pari a 4.483.250 euro lordi. Questa cifra, che corrisponde esattamente a 24 mensilità calcolate tra stipendio fisso e componente variabile di breve termine, verrà erogata all’ex amministratore delegato entro il mese di luglio del 2026.

I termini economici dell’addio e il mantenimento degli incentivi

Oltre a questa indennità, che di fatto rappresenta la buonuscita vera e propria per la fine anticipata del mandato, Cingolani potrà conservare i diritti maturati nei sistemi di incentivazione che gli erano già stati assegnati. La società ha precisato che tali bonus – o premi che dir si vogliano – verranno riconosciuti pro-rata temporis, ovvero in proporzione al tempo lavorato fino alla data effettiva della cessazione del rapporto. C’è però una condizione legata al raggiungimento degli specifici obiettivi di performance previsti dai piani di remunerazione; una clausola, questa, che lega ancora in parte il destino economico del passato vertice ai risultati futuri dell’azienda, sebbene lui non sia più in carica. La separazione, quindi, non è un taglio netto, ma una gestione contrattuale di ciò che resta in sospeso.

Assenza del patto di non concorrenza: una scelta che pesa sul futuro

L’elemento forse più rilevante, sul piano delle future mosse professionali dello scienziato-manager, riguarda l’assenza di qualsiasi vincolo post-contrattuale. Leonardo ha infatti tenuto a sottolineare, nella medesima informativa, che per Cingolani “non è previsto alcun vincolo di non concorrenza successivo alla cessazione della carica”. In termini pratici, ciò significa che l’ex amministratore delegato – che lascia il posto a Lorenzo Mariani – non dovrà attendere alcun periodo di “quarantena” prima di accettare incarichi presso altre aziende, fossero anche queste concorrenti del gruppo di Piazza Monte Grappa. Di conseguenza, nessun compenso aggiuntivo – che in questi casi può equivalere a un’ulteriore mensilità per ogni anno di “astensione” – gli sarà riconosciuto a questo Titolo. Una circostanza, quest’ultima, che lascia spazio a innumerevoli interpretazioni sulle reali volontà delle parti al momento della firma.

La procedura formale e il contesto dell’avvicendamento

La procedura che ha portato a questa liquidazione milionaria, va ricordato, è maturata in un clima di normale amministrazione straordinaria: il consiglio di amministrazione si è limitato ad attuare quanto già previsto dalla politica di remunerazione, approvata in precedenza dall’assemblea dei soci. Cingolani, che ha guidato il gruppo per tre anni in un periodo di forte espansione nel settore della difesa e dell’aerospazio, ha visto concludersi la sua esperienza al vertice il 7 maggio, contestualmente al rinnovo del consiglio. La nota aziendale si chiude con un ringraziamento formale all’ormai ex numero uno, accompagnato dagli “auguri per un futuro ricco di nuove soddisfazioni”. Resta inteso, infine, che l’intera operazione – già definita nei dettagli economici – non ha subito intoppi di natura burocratica o giudiziaria, e si inserisce perfettamente nel quadro normativo che regola i compensi dei vertici delle partecipate pubbliche.

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