Leonardo, l’accordo con Cingolani e la buonuscita da 4,5 milioni
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Redazione Economia
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La partita tra Roberto Cingolani e Leonardo si è chiusa, almeno sul piano formale, con un assegno da 4.483.250 euro. Una cifra, questa, che l’ex amministratore delegato (non confermato dal governo alla guida del colosso della difesa, il quale ha invece puntato su Lorenzo Mariani) incasserà entro luglio, a titolo di buonuscita. La società lo ha reso noto attraverso una breve nota, nella quale si specifica che l’importo corrisponde a ventiquattro mensilità – esattamente due anni – di retribuzione, tra parte fissa e variabile di breve termine.
L’ultimo atto di un addio annunciato
Dalla sua poltrona in cima all’azienda a controllo pubblico, Cingolani si congeda quindi con un’indennità lorda che sfiora i 4,5 milioni. Un’uscita di scena che porta con sé il retrogusto amaro della rimozione: il governo Meloni, senza mai fornire una motivazione esplicita, ha scelto di non riconfermarlo. Eppure, sul piano strettamente contrattuale, il gruppo si è mosso all’interno del perimetro già tracciato. La stessa Leonardo, nelle riunioni del consiglio di amministrazione del 5 e 7 maggio 2026, ha dato attuazione alla disciplina prevista per la cessazione della carica di amministratore delegato e direttore generale. Una procedura, quella seguita, che affonda le sue radici nella “Relazione sulla politica in materia di remunerazione e sui compensi corrisposti”, la cui prima sezione – è stato ricordato – illustrava già dal 2024 i trattamenti in caso di risoluzione del rapporto.
Un meccanismo già approvato dagli azionisti
Nessuna deroga, insomma, né tantomeno una decisione estemporanea. L’accordo di risoluzione consensuale del rapporto di lavoro è stato formalizzato dopo che l’assemblea annuale degli azionisti, l’ultima delle quali risale al 7 maggio 2026, aveva regolarmente approvato la politica delle remunerazioni. Così, il missile lanciato da Leonardo nell’era Cingolani – per usare una metafora cara al settore – punta dritto verso il Tesoro, azionista di riferimento. I soldi, come detto, verranno versati a luglio. Nessuna trattenuta o clausola sospensiva è stata segnalata nella comunicazione ufficiale.
Chi è Roberto Cingolani, tra poltrone pubbliche e incarichi di governo
Prima di approdare in Leonardo, Cingolani aveva già ricoperto il ruolo di ministro per la transizione ecologica (poi ridenominata ambiente e sicurezza energetica) nel governo Draghi, per diventare in seguito consigliere dell’esecutivo Meloni. Un profilo, il suo, da tecnico-scienziato (è un fisico di formazione) che aveva raccolto la sfida di guidare un colosso strategico come Leonardo, dove l’incrocio tra innovazione militare e civilian produce da sempre margini ristretti di manovra per chi siede al vertice. La sua uscita, ora, libera il campo a Lorenzo Mariani, il nuovo amministratore delegato designato dal governo per traghettare – o rilanciare – la controllata pubblica.
Numeri e dettagli dell’indennità da 4,48 milioni
La buonuscita, pari a 4.483.250 euro lordi, copre ventiquattro mensilità di retribuzione fissa e variabile di breve termine. Una cifra che, se rapportata agli standard delle partecipate statali, si colloca tra le più alte degli ultimi anni per un addio non volontario. Leonardo ha voluto sottolineare, nella nota diffusa, che l’accordo rispetta puntualmente quanto già comunicato agli azionisti e pubblicato nella sezione dedicata alle politiche di remunerazione. Nessun elemento nuovo, quindi, se non l’ufficializzazione dell’addio e la tempistica dell’erogazione.




