La collaborazione Audemars Piguet x Swatch cambia le regole: il Royal Pop è un orologio da tasca
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Redazione Scienza e Tecnologia
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Che fine ha fatto la classica cassa di 41 millimetri da polso? È sparita, sostituita – almeno in questa inedita intesa – da una forma ottagonale ridisegnata per abitare tasche, borse e colletti. La tanto attesa collaborazione tra Audemars Piguet e Swatch, concretizzatasi nei giorni scorsi con il lancio della collezione Royal Pop, ha spiazzato ogni previsione degli addetti ai lavori: niente Royal Oak in bioceramica, niente cinturino integrale in gomma, bensì un ritorno radicale al concetto di orologio da tasca, declinato in otto varianti cromatiche che si ispirano apertamente alla Pop Art e agli Swatch POP degli anni Ottanta.
A muovere queste otto piccole sculture portatili – il cui peso, va detto, si ferma a soli 28 grammi – non è l’ennesimo movimento al quarzo, bensì una versione reinventata del calibro SISTEM51. I tecnici hanno infatti trasformato l’originario automatico in un meccanismo a carica manuale, scelta obbligata per un segnatempo che non beneficia del movimento naturale del polso; il risultato, tuttavia, offre una riserva di carica di 90 ore, resa visibile attraverso un bariletto scheletrato che vira dal grigio al dorato man mano che si accumula energia. Il fondello trasparente, impreziosito da stampe pop brillanti, lascia intravedere le 15 peculiarità brevettate e la molla del bilanciere Nivachron, elemento antimagnetico che, guarda caso, era già nato da una precedente sinergia tra i due marchi.
Un look modulare che riscrive la funzione del lusso
Ciò che colpisce, nell’osservare da vicino il nuovo arrivato, è la sua natura ibrida: non è solo un orologio, ma un vero e proprio accessorio modulare. La lanière in pelle di vitello – con cuciture a contrasto particolarmente evidenti nei modelli più vivaci – permette di agganciare la cassa al collo, a una tracolla o semplicemente di lasciarla sul tavolo, grazie a un supporto removibile che la trasforma in una desk watch. La misura della sola cassa (40 mm di diametro per 8,4 mm di spessore) cresce visivamente quando viene inserita nella clip esterna, raggiungendo i 44,2 mm di larghezza; ma è una sità che non appesantisce, anzi, strizza l’occhio a quella generazione abituata a personalizzare ogni dettaglio del proprio look.
Dettati tecnici ed estetici: il codice dell’ottagono
La suddivisione dei modelli rispetta un codice ben preciso da intenditori: sei pezzi seguono lo stile Lépine, con la corona posizionata a ore 12 e un quadrante ridotto alle sole funzioni ore-minuti, mentre i rimanenti due adottano la configurazione Savonnette, dotata di piccoli secondi a ore 6 e corona laterale. In tutti i casi, il quadrante non rinuncia alla griglia “Petite Tapisserie” né alle viti esagonali, anche se qui, giocando con il caso, gli otto bulloni del modello Huit Blanc vengono assemblati in ordine casuale generando oltre tre milioni di combinazioni possibili. E gli amanti degli “easter egg” non resteranno delusi, visto che il movimento del “Lan Ba” o del “Otg Roz” cela riferimenti espliciti a Marilyn Monroe e a certe atmosfere da studio newyorkese, omaggiando la leggerezza di Andy Warhol.
Distribuzione esclusiva e filosofia della produzione
Dal 16 maggio, queste otto declinazioni cromatiche – i cui nomi traducono la parola “otto” in altrettante lingue – saranno disponibili in circa 200 punti vendita Swatch sparsi per il globo, con un limite ferreo di un pezzo a persona al giorno. I prezzi oscillano dai 385 euro per i Lépine fino a circa 400 euro per i Savonnette, mentre i cordini supplementari e i supporti da tavolo (realizzati negli stessi colori sgargianti) verranno venduti separatamente anche online. Pur trattandosi di un’edizione non numerata, la produzione non sarà eterna: gli amministratori delegati hanno chiarito che il progetto resterà in catalogo per un lasso di tempo definito – forse mesi, forse un anno – alimentando inevitabilmente l’hype che già si intravede nelle prime file fuori dai flagship store londinesi e newyorkesi.




