Code e accampamenti in tutta Italia per il “Royal Pop” di Swatch e Audemars Piguet

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Sono bastate poche ore, tra giovedì e venerdì scorso, perché il fenome-no tornasse a ripetersi identico a se stesso. In via D’Azeglio a Bologna, centinaia di persone, sfidando una pioggia battente e un clima che sembrava più autunnale che primaverile, si sono addossate al muro nella notte in attesa dell’apertura dello store, fissata per le dieci di sabato mattina. La febbre dell’orologio-collezionismo, come ormai accade a ogni lancio definito “cult” dal marchio Bienne, ha contagiato anche Firenze, dove in via Calzaiuoli la coda, iniziata già intorno alle diciotto di venerdì sera, ha letteralmente assediato il negozio, con gli appassionati – o aspiranti business-man – pronti a trascorrere ore al gelo pur di non perdere il posto.

Il prodotto del desiderio, in questo caso, risponde al nome di “Royal Pop”, la nuova collezione nata dalla collaborazione – già rodata con il precedente MoonSwatch – tra la Swatch e l’alta orologeria di Audemars Piguet. A differenza dei classici modelli da polso, questo è un orologio da tasca modulare, ispirato all’iconico Royal Oak, che strizza l’occhio al lusso ma mantiene un prezzo accessibile: poco più di trecentottantacinque euro per la versione Lépine e quattrocento per la Savonette. In molte città, come a Torino e Bergamo, i più organizzati si sono presentati con brandine, sacchi a pelo e tavolini da campeggio sotto i portici; a Torino, in via Roma, i primissimi della fila si sono accampati con ben tre giorni di anticipo, tanto che la gestione della folla – la quale raggiungeva addirittura piazza Carlo Felice – ha richiesto l’intervento della polizia municipale.

Per chi osserva da fuori, la dedizione potrebbe sembrare una semplice manifestazione di culto per l’orologeria. Tuttavia, basta scorrere i gruppi dedicati alla compravendita o parlare con i diretti interessati in coda per capire il meccanismo reale: la speculazione. I pezzi disponibili nei punti vendita, come a Bologna, sono un mistero persino per il personale addetto alle vendite; nessuno sa quante scatole siano effettivamente arrivate nei magazzini. Questa incertezza alimenta il mercato parallelo. Già prima del lancio ufficiale, il “Royal Pop” era stato avvistato su piattaforme online a prezzi folli, in alcuni casi fino a venti volte tanto il costo originale. A Milano, come riportato da alcuni cacciatori seriali, si parlava di rivendite già pronte a millecento euro, quasi il triplo.

La notte bianca dei giovanissimi e la “professione” del bagarino

In fila, la composizione umana è varia ma con una forte prevalenza di giovanissimi e giovanissime. Quindicenni partiti da Ferrara, Perugia o Ancona, armati di zaini, power bank per il cellulare e panini, hanno popolato i marciapiedi di Bologna fino all’una di notte, mentre all’alba il conteggio dei presenti superava le trecento, quasi quattrocento unità. Non si tratta però solo di appassionati puri. Molti di loro, come emerge dalle testimonianze raccolte a Torino, considerano questa attesa un vero e proprio lavo-ro. La disillusione verso il mercato del lavoro tradizionale, spiegano alcuni giovani incontrati in via Roma, li ha spinti a inventarsi un’opportunità proprio sulla scia di questi fenomeni virali.

La logica è quella del bagarinaggio moderno, applicata al lusso accessibile. Con un investimento iniziale di trecentottantacinque euro, la rivendita immediata può garantire un guadagno netto del cinquanta per cento, se non di più. Alcuni “professionisti” del settore, seguiti da centinaia di migliaia di follower su TikTok, organizzano veri e propri gruppi d’acquisto: chi rimane in coda e acquista il pezzo per conto terzi riceve un compenso extra. A Torino, ad esempio, c’era già chi offriva cinquanta euro in più del prezzo di copertina a chiunque si fosse messo in fila per procurargli l’esemplare mancante. Insomma, un’economia parallela che trasforma la passione in un’impresa, o quantomeno in un’occasione per arrotondare.

Tensioni, sicurezza e l’assalto ai punti vendita

La ressa, inevitabilmente, porta con sé anche momenti di tensione. A Firenze, dove la fila si snodava lungo via Calzaioli fino a lambire piazza Duomo, gli agenti della polizia sono dovuti intervenire per sedare qualche spintone e garantire l’ordine pubblico. Qui, come altrove, l’accesso ai negozi è stato contingentato a uno o due clienti per volta, con la regola ferrea di un solo orologio a persona al giorno per punto vendita. Chi arrivava dopo le prime luci dell’alba, in molti casi, ha dovuto fare i conti con l’amara sorpresa di non trovare più il modello desiderato, o addirittura di rimanere a mani vuote nonostante le ore di attesa sotto il maltempo.

In questa caccia al tesoro, la security privata della Swatch ha affiancato le forze dell’ordine, cercando di gestire una folla che non ha nulla da invidiare a quella dei grandi concerti. La posta in gioco è alta, per l’azienda, che cerca di replicare il successo planetario del 2022; per i compratori, che sperano di mettere le mani su un oggetto dal valore percepito ben superiore a quello impresso sul cartellino. La mancanza di comunicazione ufficiale riguardo ai numeri esatti della produzione (nonostante non si tratti di un limitato dichiarato) aumenta l’effetto rarità e, di conseguenza, l’isteria collettiva.

Fenomeno globale da porta a porta

Non solo le grandi metropoli come Milano o Torino, quindi, ma anche città di medie dimensioni come Bergamo sono state letteralmente prese d’assalto. In via XX Settembre, i curiosi si fermavano a chiedersi cosa stesse accadendo, di fronte a un centinaio di ragazzi accampati fin dalle sei del mattino per accaparrarsi la limited edition colorata. Il fenomeno ha assunto contorni quasi antropologici: la sospensione della vita quotidiana – fatta di sonno, calore e riparo – in nome dell’acquisto di un oggetto che fonde l’artigianato svizzero con la cultura pop.

Dal punto di vista strettamente orologiero, il “Royal Pop” monta il movimento meccanico a carica manuale Sistem51, con una riserva di carica di novanta ore, racchiuso in una cassa in bioceramica. I modelli si distinguono per le lunette ottagonali colorate, un chiaro tributo al design di Gérald Genta, e per la possibilità di essere indossati al collo o trasformati in orologio da tavolo. E mentre i primi acquirenti uscivano dai negozi con la busta gialla in mano, i messaggi nei gruppi Telegram già esplodevano con offerte di scambio e compravendita, chiudendo idealmente il cerchio di un sistema perfettamente oliato, dove la fatica della notte si trasforma in contanti già nel giro di pochi minuti.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.