Il debutto amaro delle azzurre del curling, due ko tra Svizzera e Corea del Sud

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Il lungo cammino verso il sogno olimpico, per la nazionale femminile di curling, si è aperto ieri sui lastroni di ghiaccio del Cortina Curling Olympic Stadium con un doppio scoglioelvetico e asiatico – rivelatosi per ora insormontabile -1-5. La formazione guidata da Stefania Constantini, reduce dal bronzo nel doppio misto e capitano di una squadra che porta i colori delle Fiamme Oro e delle Fiamme Gialle, ha incassato nell’arco di poche ore due sconfitte che, al di là del punteggio, raccontano la fatica di ritrovare coesione in un gruppo profondamente mutato alla vigilia dei Giochi -2-6.

In mattinata, contro la Svizzera di Silvana Tirinzoni e Alina Paetz, vera e propria corazzza del circuito mondiale, le azzurre erano partite con il piede giusto: il primo end portava la firma di Constantini, capace di issare l’Italia sull’1-0. Ma è nel corso del secondo tempo – lo si evince dalla cronaca serrata delle giocate – che la tenuta mentale ha cominciato a sfilacciarsi -1-2. Elena Mathis, chiamata a una bocciata risolutiva, non riusciva a imprimere la necessaria potenza al lancio; la risposta svizzera, chirurgica, trasformava ogni incertezza azzurra in punti pesanti. Si arrivava così al 7-4 finale, con un divario maturato soprattutto negli end centrali, quelli in cui la squadra di casa – ci si aspettava – avrebbe dovuto approfittare del calore del pubblico amico -3.

Se il confronto con le rossocrociate lasciava comunque intravedere, a tratti, una certa competitività, ben più netto e senza appello è stato il verdetto della serata contro la Corea del Sud -5. Le asiatiche, che pure avevano esordito con una sconfitta contro gli Stati Uniti, hanno letteralmente dominato il secondo match imponendo un ritmo che le italiane non sono mai riuscite a intercettare -1. La superiorità sudcoreana si è cristallizzata già nel secondo end, quando la mano rubata ha portato il punteggio sul 2-0; da lì in poi, la skip Gim ha letteralmente scolpito la partita, piazzando le proprie stone con precisione millimetrica e costringendo Constantini a tentativi di ribaltamento spesso troppo azzardati. Il 7-2 con cui si è chiuso l’incontro fotografa un divario tecnico, ma anche una differenza di abitudine ai grandi palcoscenici che, in questo momento, penalizza la formazione italiana.

C’è, sullo sfondo di queste due prestazioni, un clima di spogliatoio che le cronache delle scorse settimane hanno ampiamente documentato e che le due sconfitte non fanno che riportare, inevitabilmente, alla luce -6. La scelta del direttore tecnico Marco Mariani – che è anche padre di Rebecca, la giovane riserva aggregata alla squadra – di escludere Angela Romei a poche settimane dal via dei Giochi ha lasciato strascichi evidenti. Romei, che con Constantini aveva condiviso il bronzo europeo del 2017 e l’argento di Aberdeen, segue ora le partite dalla postazione tecnica della Rai; la stessa Constantini, dopo il bronzo nel doppio misto, non ha nascosto il dispiacere per l’assenza della sua storica compagna di squadra, definita «migliore amica» e compagna di una vita intera -6. Un ricorso presentato al Tas dall’atleta esclusa è stato respinto, ma la sensazione – percepibile anche nella lettura a freddo dei tabellini – è che il gruppo stia ancora cercando una nuova alchimia

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