La tensione cresce: mandati d'arresto per Netanyahu e Gallant
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Redazione Esteri
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Il panorama politico internazionale è in fermento. L'Iran è decapitato, Israele è isolato e nel mirino del tribunale dell'Aja. Il presidente americano Biden è costretto a distanziarsi da Netanyahu per risalire nei sondaggi. Sullo sfondo, l'Arabia Saudita attende il suo momento per tornare alla ribalta con un piano di pace che prevede la nascita di uno Stato palestinese sulle ceneri di Hamas, ma anche di King Bibi.
Il punto di vista di Gilles Kepel
Secondo il politologo Gilles Kepel, uno dei massimi esperti in materia, Netanyahu è destinato a cadere. L'arresto per Netanyahu sembra ormai una realtà, e ora i soldati semplici hanno paura.
La posizione di Israele
"Israele non riconosce l'autorità della Corte e non fa parte della Cpi", ha ribadito il ministro della difesa Yoav Gallant, commentando la decisione del Procuratore del tribunale penale dell'Aja di emettere mandati di cattura per la leadership israeliana e quella di Hamas, per crimini di guerra. Tuttavia, se ignorare la Cpi è la scontata risposta di Gallant, del premier Netanyahu e dei più alti rappresentanti dello Stato ebraico, i semplici militari israeliani sono a dir poco preoccupati.
L'Unione europea si divide
Le reazioni delle diplomazie europee alle richieste di spiccare mandati d'arresto nei confronti di Netanyahu e Gallant non sono univoche. L'Unione europea appare divisa sulla richiesta del procuratore della Corte penale internazionale di spiccare un mandato di arresto nei confronti del primo ministro israeliano Benyamin Netanyahu e del suo ministro della Difesa Yoav Gallant. Per alcuni Paesi la preoccupazione principale è legata al fatto che la Corte penale internazionale ponga sullo stesso piano i leader di Hamas, che considerano terroristi, e i leader di uno Stato democratico e considerato alleato come Israele.




