Angelina Jolie pronta a lasciare gli Stati Uniti: "Amo il mio Paese, ma in questo momento non lo riconosco"

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Il progetto di abbandonare gli Stati Uniti, per Angelina Jolie, non è frutto di un improvviso moto d'umore bensì il compimento di un percorso ponderato da tempo, una strategia di vita a lungo accarezzata che ora, con il raggiungimento di una precisa scadenza familiare, sta per tradursi in realtà. L’attrice e regista premio Oscar, reduce dall'esperienza sul set di Couture al fianco di Louis Garrel, avrebbe manifestato a chi le sta vicino l'intenzione di lasciare Los Angeles e, più in generale, il suolo statunitense, non appena le condizioni legate alla sua situazione personale glielo permetteranno. Una scelta, la sua, che affonda le radici in una duplice motivazione: da un lato la necessità di chiudere definitivamente con le tensioni e la spettacolarizzazione mediatica che hanno avvolto la sua esistenza negli ultimi anni, e dall’altro una più profonda e radicata distanza da un clima sociale e politico che, per sua stessa ammissione, fatica ormai a riconoscere come proprio. La chiave di volta di questo cambiamento, il vero e proprio lasciapassare per la sua libertà geografica, è rappresentata dalla maggiore età dei figli più piccoli, i gemelli Knox e Vivienne, nati il 12 luglio 2008 in Francia, che compiranno quindi diciotto anni nei prossimi mesi -1-7.

Il vincolo della custodia e l’attesa per la maggiore età dei figli

Per anni, la residenza di Angelina Jolie a Los Angeles è stata tutt’altro che una scelta volontaria, quanto piuttosto una necessità imposta dalle complesse e conflittuali dinamiche successive alla separazione da Brad Pitt. La fonte principale di questo ancoraggio forzato alla città degli angeli è stato proprio l’accordo di custodia dei sei figli – Maddox, 25 anni, Pax, 22, Zahara, 21, Shiloh, 20, e, appunto, i gemelli diciassettenni – che di fatto le ha impedito di allontanarsi in pianta stabile. La stessa attrice, in passato, non aveva mai nascosto questo aspetto, arrivando a dichiarare senza mezzi termini, in un'intervista del 2024 a The Hollywood Reporter, di trovarsi lì esclusivamente a causa del divorzio e di poter andare via solo al compimento del diciottesimo anno di tutti i ragazzi -3. Quell'asticella temporale, simbolicamente rappresentata dal prossimo luglio e dalla data dei gemelli, è ormai prossima a cadere, liberando Jolie da quelli che lei stessa ha definito i vincoli di una battaglia legale e personale che l'ha tenuta ancorata a un luogo mai pienamente sentito come unico e definitivo porto sicuro. Secondo quanto riportato da Page Six e ripreso da diverse testate, una volta che i due ragazzi più giovani avranno raggiunto la maggiore età, l'ostacolo principale alla riorganizzazione geografica della sua vita verrà meno, consentendole finalmente di mettere in atto un progetto esistenziale diverso, da tempo nei suoi pensieri -1-6.

Lo sguardo oltreoceano: tra Europa e il profondo legame con la Cambogia

Se è chiaro il quando, resta invece ancora fluido e articolato il dove della nuova vita di Angelina Jolie. Le indiscrezioni parlano di una valutazione attenta di diverse location all’estero, con l’Europa che sembrerebbe giocare un ruolo da protagonista in questa fase di transizione. Non si tratterebbe di una fuga, ma piuttosto di una distribuzione del tempo e delle proprie attività tra diversi poli, tutti ugualmente significativi. New York, dove l'attrice ha aperto il suo collettivo di moda Atelier Jolie, rappresenta un avamposto professionale negli Stati Uniti, mentre diverse capitali europee – con Londra spesso citata come possibile base – offrirebbero, agli occhi di Jolie, quel mix di cultura, riservatezza e minore esposizione mediatica che ritiene indispensabile per sé e per i suoi figli, i quali, come ha più volte sottolineato, non amano essere al centro dell'attenzione pubblica -8-10. E poi c'è la Cambogia, un legame questo che va ben oltre la semplice residenza alternativa, configurandosi come un vero e proprio cordone ombelicale affettivo e identitario. Fu lì, durante le riprese di Tomb Raider, che incontrò per la prima volta Maddox, il figlio adottivo che di fatto la rese madre, e da allora quel paese asiatico rappresenta per lei un porto sicuro, un luogo dell'anima dove ha dichiarato più volte di voler trascorrere lunghi periodi, lontana dai riflettori e in contatto con una umanità che sente profondamente sua -10.

Il disorientamento di fronte all’America di oggi

A rendere questa partenza non solo una questione logistica ma una scelta profondamente sentita, concorrono le riflessioni pubbliche che la stessa Jolie ha affidato alla stampa negli ultimi mesi. Nel corso del Festival del Cinema di San Sebastián, in Spagna, le sue parole avevano già inequivocabilmente tracciato il solco di un distacco interiore, prima ancora che fisico: «Amo il mio Paese, ma in questo momento non lo riconosco» -1. Una dichiarazione che, lungi dall'essere una boutade, si inserisce in un percorso di crescente distanza dalla deriva sociale e politica degli Stati Uniti sotto la nuova amministrazione Trump. Un sentimento, il suo, che appare condiviso da altre personalità dello spettacolo come Eva Longoria o Courtney Love, ma che in lei si colora di toni ancora più intimi e personali. La sua visione del mondo, ha spiegato in quell'occasione, è da sempre «equa, unita e internazionale», frutto di una famiglia e di amicizie cosmopolitan, che mal si conciliano con quelle spinte divisive e quelle limitazioni all'espressione personale che, a suo giudizio, stanno attraversando il paese. «Questi sono tempi così gravi – aveva aggiunto – che dobbiamo stare attenti a non dire le cose con superficialità. Stiamo vivendo insieme tempi molto, molto pesanti» -1. Non si tratta dunque della semplice uscita di scena di una star, ma della manifestazione concreta di un disagio più ampio e meditato, che l'ha portata a cercare altrove, in Europa o in Asia, quella pace e quella coerenza con i propri valori che fatica a trovare nella sua patria d'origine. Del resto, il suo impegno pluridecennale come inviata speciale dell'UNHCR e le sue frequenti visite in zone di conflitto l'hanno abituata a guardare al mondo con una lente globale, rendendole forse angusto e provinciale il perimetro di una Los Angeles che, una volta sciolti gli ultimi legami familiari, non ha più motivo di trattenere.

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