La strage di Nabi Chit e la ricerca vana del Corpo di Ron Arad: 41 morti nel blitz israeliano in Libano

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Nella notte tra venerdì e sabato, un commando di forze speciali israeliane è atterrato nel piccolo villaggio di Nabi Chit, roccaforte di Hezbollah nella valle della Bekaa, dando vita a un’operazione militare che si è trasformata in un bagno di sangue. L’obiettivo dichiarato, come confermato poi dalle stesse Forze di Difesa israeliane, era la ricerca di resti o tracce del navigatore Ron Arad, il pilota il cui aereo fu abbattuto sui cieli libanesi nell’ottobre del 1986 e di cui si persero le tracce dopo la rottura dei negoziati per il suo rilascio. Un’incursione, questa, terminata con un nulla di fatto sul piano militare – nessun resto è stato rinvenuto – ma che ha lasciato sul terreno, secondo il Ministero della Salute libanese, almeno 41 vittime e 40 feriti, tra i quali tre militari dell’esercito regolare libanese.

La dinamica dell’azione, ricostruita attraverso le agenzie di stampa e le comunicazioni ufficiali, racconta di quattro elicotteri israeliani penetrati in territorio libanese dal vicino confine siriano intorno alle 22:30. Le pattuglie di Hezbollah, che controlla saldamente l’area, hanno immediatamente avvistato il mezzo e ingaggiato uno scontro a fuoco con i soldati nemici, sorpresi mentre tentavano di accedere a un cimitero locale, probabilmente per disseppellire quella che ritenevano potesse essere la tomba del loro aviare. Ne è seguita una battaglia prolungatasi per ore, durante la quale l’aviazione israeliana ha effettuato numerosi bombardamenti di saturazione sulle zone circostanti, colpendo la cittadina di Al Nabi Sheet, nei dintorni di Baalbek, per coprire la ritirata delle proprie truppe e creare un diversivo rispetto al vero obiettivo dell’incursione, quello della ricerca del del militare scomparso.

Nel corso del raid, la reazione degli abitanti della zona – considerata una roccaforte del Partito di Dio – è stata immediata e feroce, e ha contribuito a trasformare l’area in un campo di battaglia. I soldati israeliani, una volta scoperti, si sono trovati accerchiati e hanno richiesto il supporto aereo per potersi disimpegnare e fare ritorno oltre confine, lasciandosi alle spalle una scia di distruzione e decine di corpi senza vita. Il governo libanese, attraverso il Centro di Operazioni di Emergenza del Ministero della Salute, ha diffuso un bilancio che parla di 41 morti accertati – cifra che in alcune prime ricostruzioni era stata indicata in 16 o 26 vittime – e di un numero ancora in aggiornamento di feriti, mentre l’esercito regolare ha confermato la perdita di tre dei suoi uomini, uccisi nel fuoco incrociato o nei bombardamenti. Le immagini che giungono dalla valle della Bekaa mostrano un paesaggio di devastazione, con edifici rasi al suolo e il piccolo cimitero di Nabi Chit sventrato, con una tomba aperta e profanata, a simboleggiare il fallimento di una missione che aveva il sapore di una ricognizione offensiva per recuperare la memoria di un eroe nazionale.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.