Emanuele De Maria, le falle nel fascicolo del detenuto "modello": ignorati i segnali prima del femminicidio
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
Che cosa abbia portato Emanuele De Maria, descritto come un detenuto "equilibrato" e privo di "scompensi psichici", a compiere in 48 ore un femminicidio, un tentato omicidio e il suicidio è la domanda al centro delle indagini della Procura di Milano. Gli inquirenti stanno ricostruendo se, nella valutazione che gli permise di accedere al lavoro esterno dal carcere di Bollate, siano stati sottovalutati elementi critici, a partire da un litigio pregresso con un collega.
Nei documenti penitenziari, risalenti al 2023 e al 2024, il 35enne – responsabile dell’omicidio di Chamila Wijesuriya, 51enne barista uccisa lo scorso weekend, e del ferimento di un altro dipendente prima di lanciarsi dal Duomo – era definito una persona "collaborativa", impegnata in un percorso riabilitativo, che studiava all’università e aveva superato due esami. Le relazioni, redatte da educatori e psicologi, sottolineavano persino la presenza di "relazioni affettive" sul posto di lavoro, senza tuttavia specificare se queste fossero reciproche o fonte di tensioni.
Quello che emerge dalle audizioni dei colleghi della vittima, però, è un quadro diverso: De Maria aveva già avuto un conflitto con un altro dipendente, circostanza che avrebbe potuto sollevare dubbi sulla sua idoneità al regime di semilibertà. Un dettaglio che, se approfondito, avrebbe forse permesso di intercettare il rischio di un’escalation.
Puoi riutilizzare questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.
