Lo scandalo urbanistico a Milano: "cattura del regolatore" e arresti nel mirino della Procura
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Redazione Interno
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La definizione è tecnica, ma la sostanza è semplice: quando il controllo pubblico sull’urbanistica diventa merce di scambio, si parla di regulatory capture, ovvero la "cattura del regolatore". Un fenomeno che, secondo la Procura di Milano, avrebbe trovato in Giuseppe Marinoni, già presidente della disciolta Commissione per il Paesaggio del Comune, uno dei suoi interpreti principali. Da due giorni, Marinoni è agli arresti domiciliari insieme ad altre quattro persone, tra cui l’ex assessore all’urbanistica Giancarlo Tancredi e l’imprenditore Manfredi Catella, noto per i suoi grattacieli.
L’inchiesta, che ha già portato all’indagamento di ottanta persone e al blocco di 150 cantieri, svela un sistema in cui i confini tra interesse pubblico e privato si sono progressivamente sfumati. Nelle chat sequestrate, emerge un approccio cinico: "Basta una spolverata di sociale" per far passare operazioni immobiliari discutibili. Un dettaglio che racconta molto del clima in cui sono maturati progetti miliardari, oggi sotto esame per possibili conflitti d’interesse.
I magistrati stanno ricostruendo i meccanismi che avrebbero permesso a professionisti e costruttori di influenzare le decisioni della commissione Paesaggio, organismo composto da esperti del settore. Il sospetto è che, dietro l’approvazione di alcuni piani, ci fossero accordi opachi, con vantaggi reciproci tra chi doveva valutare e chi costruiva. Il risultato? Oltre 1.600 appartamenti fermi e un danno economico stimato in centinaia di milioni.
Intanto, i legali dei sei arrestati hanno presentato i primi ricorsi al tribunale del riesame, che dovrà esprimersi entro dieci giorni. La difesa cercherà di smontare l’impianto accusatorio, mentre la Procura punta a dimostrare che, dietro il cosiddetto "modello Milano", si nascondeva una gestione opaca, lontana dalla retorica della città innovativa e trasparente.




