L’enigma Conte e i vice di Piantedosi, quando lo spot diventa potere

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Redazione Interno Redazione Interno   -   C’è un filo rosso, sottile ma tenace, che lega il mondo delle relazioni pubbliche a quello delle istituzioni; un filo che, nel caso specifico della giornalista Claudia Conte, sembra essersi trasformato in una corda robusta capace di sollevare carriere intere. Perché se è vero, come è vero, che un semplice aggiornamento dello stato su WhatsApp – quel “silenzio del sabato santo” capace di far tremare i palazzi romani – possa generare un terremoto politico, allora siamo di fronte a un fenomeno che merita ben più di un trafiletto di cronaca rosa. La vicenda, che da giorni agita le acque del governo, ruota attorno a un presunto legame personale con il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, ma si allarga rapidamente fino a inglobare un modus operandi preciso: quello delle raccomandazioni incrociate e della commistione tra affetti privati e ingranaggi dello Stato.

La svolta, stando a quanto ricostruito, arriverebbe nel 2021. L’incontro con l’allora (e attuale) ministro avrebbe rappresentato per la Conte una sorta di lasciapassare immediato, un acceleratore di carriera che pochi possono vantare. Da quel momento, non solo la sua presenza negli eventi pubblici sarebbe divenuta costante, ma la sua influenza si sarebbe allargata a macchia d’olio. A confermare questa osmosi tra gossip e potere ci sarebbe un dettaglio non secondario: alle conferenze e agli appuntamenti istituzionali, accanto a Piantedosi, figurerebbero come ospiti fissi anche i suoi “vice” – ovvero i sottosegretari all’Interno, Ferro e Prisco – creando di fatto una cordata mediatica che ruota attorno alla figura della conduttrice.

Un documentario, una società e i silenzi che pesano

Nel frattempo, mentre l’attenzione si concentra sui messaggi cifrati e sugli stati emotivi pubblicati sui social, spunta un altro tassello di natura squisitamente economica e professionale. Claudia Conte, va ricordato, non è solo un volto noto della televisione: è anche titolare di una società, la Shallow srls, che ha prodotto un documentario dal titolo «2023. L’onda maledetta, vittime ed eroi». Un’opera che, guarda caso, è finita in “esclusiva” sulla piattaforma RaiPlay a partire dal maggio 2024. L’argomento è delicato e patriottico – interviste ai militari dell’esercito, alla protezione civile, ai vigili del fuoco – e la Conte vi appare in mimetica, come una inviata sul campo. Proprio nelle ore in cui lei continua a lanciare allusioni più o meno velate, all’interno della Rai si discuterebbe animatamente di questo lavoro e delle modalità con cui ha ottenuto quella vetrina. Nessuna smentita, finora, è arrivata dai vertici dell’azienda pubblica né dagli uffici di Viminale.

La fenomenologia delle “scalatrici” e il nuovo credo della destra

Non si tratta, secondo chi osserva questi meccanismi da anni, di un caso isolato. Piuttosto, ci troveremmo di fronte a una vera e propria fenomenologia: quella delle “scalatrici del potere”. Figure dotate di furbizia e scaltrezza, spesso invasive, che si muovono con agilità nel bosco e nel sottobosco della politica. Vedono la preda – che sia un ministro, un sottosegretario o un dirigente Rai – si fanno avanti, s’infilano nel milieu che conta e propongono un pacchetto completo: “la mia professionalità, il mio curriculum, la laurea che ho preso (fino a prova contraria, e mai a Yale) e la mia generosità sentimentale”. E aggiungono: “come me nessuno mai”. Un copione che si ripete con inquietante precisione, riscrivendo silenziosamente le gerarchie informali del potere. E qui il paradosso diventa evidente. Perché mentre il centrodestra, e in particolare la compagine governativa, continua a riempire le piazze con la triade “Dio, patria e famiglia”, la realtà dei fatti suggerisce un aggiornamento sostanziale del decalogo valoriale. Al posto dei tre pilastri tradizionali, se ne stanno affermando altri due, decisamente più concreti e meno spirituali: l’amante e la raccomandazione. O, per dirla in termini più asettici, lo scambio di favori sentimentali e professionali che bypassa ogni regola non scritta del merito.

Gossip politico e inchieste: il silenzio come copertura

Sul piatto, quindi, ci sono indizi pesanti: l’ascesa fulminea dopo l’incontro con Piantedosi, la presenza costante dei sottosegretari agli eventi della Conte, il documentario venduto alla Rai attraverso una società privata, e infine quelle frasi enigmatiche sui social che nessuno ha mai smentito ufficialmente. La cronaca nera, in questo caso, lascia spazio alla cronaca giudiziaria solo in via indiretta: non ci sono denunce formali, non ci sono indagini aperte su presunti illeciti. Eppure, la materia di cui si compone questa storia è quella classica delle inchieste di costume: l’abuso di potere, la promiscuità tra pubblico e privato, l’uso delle relazioni personali come moltiplicatore di opportunità lavorative. Resta da chiedersi, senza voler trarre conclusioni affrettate, se dietro a tutto questo ci sia qualcosa di più di un semplice pettegolezzo da salotto buono. Per ora, gli attori in campo – ministro in testa – osservano un silenzio che molti definiscono assordante. Un silenzio che, in attesa di sviluppi, continua a fare notizia più di qualsiasi smentita.

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