Vittorio Sgarbi ricoverato in terapia intensiva al Gemelli, la figlia Evelina: «Sofferenza estrema»

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Vittorio Sgarbi è ricoverato in terapia intensiva al policlinico Gemelli di Roma a causa di un'insufficienza respiratoria manifestatasi mercoledì. Il critico d'arte e storico dell'arte, 74 anni, è intubato e non cosciente. La struttura ha emesso nella serata di giovedì il primo bollettino medico, nel quale le sue condizioni sono state definite «critiche ma stabili». Accanto a lui si alternano la compagna Sabrina Colle, la sorella Elisabetta con Eugenio Lio e la figlia Evelina.

Nella giornata di giovedì ha fatto visita al critico anche il ministro della Cultura Alessandro Giuli. Il legale di Evelina Sgarbi, Lorenzo Iacobbi, ha riferito che tra le ipotesi dei medici figura una polmonite e che il quadro generale è caratterizzato da una forte debilitazione.

Le dichiarazioni della figlia Evelina

Dopo aver visto il padre in terapia intensiva, Evelina Sgarbi ha affidato a una nota parole di profonda preoccupazione: «Sono sconvolta. L'ho trovato in una condizione di sofferenza estrema, che mi ha devastato la mente e che rimarrà in modo indelebile conficcata nel mio cuore». La giovane ha poi aggiunto: «Purtroppo il mio grido di dolore non è stato ascoltato in tempo».

Nel testo diffuso dai suoi legali, Evelina ha rivendicato di aver cercato a lungo di frenare la sovraesposizione pubblica del padre, sostenendo che sarebbe stato «trascinato ed esibito tutta l'estate» nonostante un fisico già fortemente debilitato. Il legale Iacobbi ha definito il ricovero «il tragico e annunciato epilogo di una gestione irresponsabile delle patologie che affliggono il professore da tempo», citando «viaggi continui, sbalzi termici e uno stress fisico devastante».

Evelina aveva già avviato nei mesi precedenti le pratiche legali per la nomina di un amministratore di sostegno, ritenendo il padre non più autosufficiente.

La storia clinica e il ritorno in pubblico

Quello attuale non è il primo periodo critico affrontato da Sgarbi sul piano della salute. Nel 2015 era stato sottoposto a un intervento cardiaco d'urgenza al policlinico di Modena in seguito a un malore improvviso. Tra il 2020 e il 2021 aveva affrontato un tumore alla prostata, curato presso l'Istituto nazionale tumori Regina Elena di Roma, annunciando poi di essere guarito.

Nel marzo 2025 era stato ricoverato ancora al Gemelli per una profonda crisi depressiva che lo aveva portato a rifiutare il cibo e a perdere interesse per le attività abituali, con il peso sceso a circa 59 chili. Nei mesi successivi era sembrato recuperare gradualmente le energie, ricominciando a mangiare e tornando a comparire in pubblico.

A maggio aveva partecipato a Ferrara alle celebrazioni per i 150 anni del Corriere della Sera, a luglio era intervenuto a Bergamo nell'ambito della Milanesiana, la manifestazione culturale diretta dalla sorella Elisabetta, e ad agosto aveva raggiunto Rovereto per seguire le attività del Mart, museo del quale è presidente.

Il libro sulla montagna nell'arte

Durante l'estate Sgarbi aveva ripreso a lavorare ai suoi progetti culturali, tra cui la promozione del libro Il cielo più vicino. La montagna nell'arte, pubblicato l'11 novembre 2025 per La nave di Teseo. Il volume, dedicato alla rappresentazione della montagna nella storia dell'arte, ripercorre sette secoli di pittura alpestre da Giotto fino ai contemporanei, passando per Mantegna, Leonardo, Dürer, Turner e Friedrich, e riscoprendo artisti meno noti come Ubaldo Oppi e Tullio Garbari.

«Nulla è più vicino all'eterno della montagna e allo stesso tempo niente permette di intendere meglio i limiti dell'uomo, la sua fragilità», aveva dichiarato Sgarbi in occasione dell'uscita del volume. Nel corso delle presentazioni pubbliche il critico era apparso visibilmente provato, segnato da un forte dimagrimento e privo della sua consueta grinta e foga verbale.

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