Ebola in Congo, scuole senza protezioni: l’allarme di ActionAid sul rischio epidemia
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Redazione Salute
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Nella provincia di Ituri, nella Repubblica Democratica del Congo, una nuova valutazione condotta da ActionAid ha restituito un quadro sanitario che, a dir poco, definirei allarmante. Le scuole, luoghi che dovrebbero garantire un minimo di sicurezza anche in contesti di crisi, si rivelano invece vulnerabili: l’83% degli istituti analizzati non dispone né di postazioni per il lavaggio delle mani né di infrastrutture igieniche dedicate. Una carenza, quest’ultima, che rende concreto il rischio di una diffusione incontrollata del virus Ebola all’interno delle comunità locali, già provate da anni di instabilità e violenza.
Strutture inadeguate e formazione assente: il conto salato della prevenzione
Il rapporto di ActionAid non si limita a segnalare l’assenza di semplici lavabi: parla di un’assenza quasi totale di misure strutturali di prevenzione, dalla formazione del personale docente alla disponibilità di dispositivi di protezione individuale. Una circostanza, questa, che diventa ancora più grave se si considera che il focolaio attuale – legato al ceppo Bundibugyo – si concentra proprio nell’Ituri, anche se un primo caso è stato confermato anche nel vicino Sud Kivu. L’Oms e diverse organizzazioni umanitarie stanno cercando di rafforzare gli aiuti, ma sul terreno la situazione rimane esplosiva: ne è prova l’episodio accaduto a Rwampara, dove alcuni residenti hanno dato fuoco a un centro di cura dopo che era stato loro impedito di recuperare il di un uomo del posto, apparentemente morto per il virus.
Numeri sottostimati e un’epidemia che non accenna a fermarsi
Secondo gli ultimi aggiornamenti, i casi sospetti di Ebola nella RDC sarebbero quasi 600, con 139 decessi già accertati. Una cifra, quella dei contagi, che potrebbe essere ampiamente superiore ai dati ufficiali, vista la difficoltà di monitorare le zone orientali del Paese – aree spesso isolate, difficilmente accessibili via terra e tormentate dalla presenza di gruppi armati. La Commissione europea, pur cercando di rassicurare l’opinione pubblica occidentale, ha precisato che il rischio di contagio nell’Unione europea resta estremamente basso; una precisazione, peraltro, che non allevia la pressione sulle strutture sanitarie congolesi, ormai al collasso.
Il calcio si ferma: la nazionale congolese rinuncia al ritiro mondiale
L’eco dell’epidemia ha superato i confini sanitari, toccando persino il mondo dello sport. La nazionale di calcio della Repubblica Democratica del Congo ha infatti annullato una parte del suo ritiro di preparazione ai Mondiali – lo ha confermato un suo rappresentante all’AFP – e l’allarme lanciato dall’Oms domenica scorsa, con la dichiarazione di emergenza sanitaria internazionale per la 17esima ondata di Ebola, ha reso inevitabili le ripercussioni anche in ambito sportivo. Un effetto domino, insomma, che mostra come un’epidemia non colpisca soltanto i corpi, ma anche la tenuta sociale e culturale di un intero Paese.




