Giovanni Franzoni, il podio in Val Gardena e il tatuaggio per Matteo Franzoso

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Quando il tabellone in Val Gardena ha sancito il terzo posto, fissando quel risultato che per anni era stato solo un sogno coltivato in cameretta, Giovanni Franzoni ha avvertito, inevitabile, un moto di commozione. Quella stessa emozione, che ora si mescola alla soddisfazione per un traguardo agonistico di primo piano, non lo ha mai abbandonato da quando, in una data già segnata dal dolore, seppe di aver realizzato la discesa della vita pur nella lontananza forzata da quelle gare. Il superG sulla Saslong, infatti, non rappresenta soltanto l’ingresso del ventiquattrenne gardesano nel gotha dello sci alpino mondiale, ma costituisce il punto di arrivo di un percorso interiore tortuoso, segnato da una perdita che ha ridefinito ogni priorità. «Ho trasformato la tristezza in cattiveria agonistica», ha spiegato lo sciatore stesso, condensando in poche parole il motore che lo ha spinto a lottare per quel risultato.

Un ricordo indelebile sulla pelle e in pista

Il legame con l’amico scomparso, del resto, è un’ombra e una luce costante nella sua carriera. Al ritorno dal Cile, dove Matteo Franzoso perse la vita durante una sessione di allenamento, Giovanni volle subito un segno permanente: due rondini e la sequenza numerica “28.51”, che corrisponde all’ultimo intermedio cronometrato da Franzoso prima dell’incidente a La Parva. Quel tatuaggio non è un semplice omaggio, ma una dichiarazione di presenza continua. «Quando sci io è con me», ha affermato Franzoni, sottolineando come la memoria dell’amico e compagno di stanza in nazionale sia divenuta una componente integrante della sua performance, quasi un faro nella ricerca della perfezione tecnica. Una dedica, quella espressa dopo l’arrivo, che va oltre il gesto rituale e che racchiude una promessa: «Scierò con lui per tutta la vita».

La crescita in classifica e la sfida per Livigno

Oltre alla dimensione personale, il podio di Val Gardena proietta Franzoni in una nuova dimensione sportiva, consegnandogli credibilità e ambizioni concrete. Con questo terzo posto, il suo nome sale al sesto posto nella classifica di specialità della Coppa del Mondo, posizionandolo a ridosso del primo gruppo e aprendogli realisticamente la caccia al podio finale di superG. Un obiettivo che, sebbene debba fare i conti con avversari formidabili come Haaser, appare oggi alla sua portata, frutto di una progressione costante. Il risultato, inoltre, assume un valore cruciale in ottica squadra, poiché con altri colleghi saldamente in top ten della classifica a squadre, l’Italia si presenta con un cartello competitivo alla sfida di Livigno del 27 dicembre, dove Franzoni potrà puntare a confermare il suo stato di forma.

Il peso di un sogno realizzato

Le parole dello sciatore dopo la gara hanno tracciato un quadro nitido del suo viaggio. «Se avete un sogno credeteci e lavorate per questo perché nonostante tutte le sofferenze il risultato ripaga tutto», ha scritto, offrendo una testimonianza diretta di resilienza. La sua affermazione, che giunge in una stagione dove Marco Odermatt domina incontrastato la generale maschile, risalta per autenticità, mostrando come il successo in Coppa del Mondo sia anche il frutto di una capacità di canalizzare il dolore in determinazione. Per Franzoni, il podio non è un punto di arrivo ma un nuovo inizio, una tappa di un percorso che, per sua esplicita ammissione, non potrà mai più prescindere dal ricordo di chi, in quel tragico settembre cileno, è rimasto sulla montagna.

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