Scade la tregua Usa-Iran, Trump minaccia di annettere Hormuz e Teheran mette una taglia da 30mila dollari sui soldati americani

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il conto alla rovescia dei sessanta giorni, quelli fissati dal memorandum di Islamabad per trasformare la fragile tregua raggiunta a giugno in un accordo definitivo, è ufficialmente scaduto senza che si sia registrata la tanto sperata svolta diplomatica. Iran e Stati Uniti tornano così a confrontarsi in modo sempre più aspro sullo Stretto di Hormuz, mentre Teheran alza la posta con un annuncio che sa di sfida: una taglia da 30.000 dollari, pari a 5 miliardi di toman, per chiunque, appartenente alle forze iraniane, riesca a catturare o uccidere un soldato americano.

L'ha reso noto il comandante in capo dell'esercito iraniano, generale Amir Hatami, in una cerimonia per la Giornata della Stampa, con le sue parole riprese dall'agenzia di stampa Fars. "Con la partecipazione del popolo, se una qualsiasi forza iraniana riuscirà a catturare o uccidere un aggressore americano, riceverà un premio di 30.000 dollari da parte del popolo iraniano", ha dichiarato Hatami, specificando che la ricompensa sarebbe raddoppiata per le donne.

L'accordo di Islamabad e la scadenza mancata

Due mesi fa, esatti, gli Stati Uniti di Donald Trump e la Repubblica Islamica firmavano un'intesa a Islamabad che, agli occhi di molti, appariva già come una resa dell'amministrazione americana, ma che conteneva almeno una promessa per la Casa Bianca: sessanta giorni di tempo per negoziare la riapertura di Hormuz e ottenere concessioni serie sul programma nucleare iraniano, evitando così un pantano peggiore di quello della guerra in Vietnam.

L'accordo, suddiviso in quattordici punti, impegnava le parti a una "cessazione immediata e permanente delle operazioni militari su tutti i fronti" e, cosa ancor più rilevante, Washington si era impegnata a rimuovere il blocco navale contro l'Iran, mentre Teheran avrebbe dovuto garantire per due mesi il passaggio sicuro e senza costi delle navi commerciali, riportando il traffico marittimo ai livelli precedenti al conflitto.

Quel testo prevedeva, inoltre, l'avvio di negoziati per la fine delle sanzioni, lo sblocco dei fondi iraniani congelati all'estero e un mastodontico piano di ricostruzione da almeno 300 miliardi di dollari, ma la tregua ha retto pochissimo e le reciproche accuse di violazione si sono sprecate.

Braccio di ferro sullo Stretto di Hormuz

La vera posta in gioco resta lo Stretto di Hormuz, il passaggio strategico che collega il Golfo Persico al Golfo di Oman e attraverso il quale, prima della guerra, transitava circa un quinto del petrolio mondiale via mare, con una media di 20,9 milioni di barili al giorno nella prima metà del 2025 secondo i dati della U.S. Energy Information Administration. Oggi, quel corridoio è quasi paralizzato: i dati raccolti da Kpler e riportati da Reuters indicano che sabato sono transitate soltanto cinque navi commerciali e domenica nessuna, contro le trentuno di un normale fine settimana.

In questo scenario di stallo, il presidente americano Donald Trump, durante un comizio a Garden City, ha alzato ulteriormente il tono della minaccia, dichiarando che, una volta sconfitto l'Iran, intende procedere ad annettere lo Stretto di Hormuz, definendolo di fatto "territorio degli Stati Uniti", rivendicandone il "controllo totale". Una dichiarazione che, sebbene alcuni funzionari della Casa Bianca abbiano cercato di sminuire come una provocazione o uno scherzo, ha scatenato la reazione durissima di Teheran.

Il viceministro degli Esteri iraniano Kazem Gharibabadi ha risposto a stretto giro, affermando che "questo Stretto sarà aperto e chiuso soltanto sotto il comando dell'Iran" e che "non può essere conquistato con un tweet o una portaerei, emanando un ordine o pronunciando un discorso elettorale", ribadendo con forza che la via d'acqua "è stata iraniana, è iraniana e rimarrà iraniana".

La tensione, insomma, non accenna a diminuire e le cancellerie di tutto il mondo osservano con preoccupazione un conflitto che rischia di allargarsi, complicando ulteriormente la sicurezza energetica globale già messa a dura prova dalla guerra in corso da oltre cinque mesi.

La taglia e lo scenario di guerra

L'annuncio della taglia sui militari americani arriva in un contesto in cui Teheran si è preparata nei mesi scorsi ad un allargamento del conflitto, rafforzando la produzione di missili e droni. Funzionari dell'intelligence araba parlano di un "cambiamento strategico" con l'obiettivo di "preparare le proprie forze ad ampliare la guerra", mentre il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha chiarito che, nonostante i messaggi scambiati tramite i mediatori del Qatar e del Pakistan, "non è stata ancora presa alcuna decisione sulla ripresa dei colloqui con gli Stati Uniti".

L'offerta di una ricompensa in denaro per la cattura o l'uccisione di soldati americani, per quanto possa apparire simbolica, è un segnale estremamente concreto che la Repubblica Islamica intende rendere la presenza militare americana nella regione un costo diretto e insostenibile per Washington, trasformando la sua superiorità militare in un gravoso problema di sicurezza.

Sul piano giuridico e diplomatico, la dichiarazione di Trump sull'annessione di Hormuz si scontra con la natura stessa dello stretto, un passaggio internazionale regolato dal diritto del mare e dai principi del transito in transito, che non può essere rivendicato unilateralmente da nessuna nazione. Le minacce si sono estese anche all'Oman, partner cruciale nella regione che controlla la sponda meridionale dello Stretto attraverso la penisola di Musandam, con Trump che ha avvertito di "bombardare pesantemente" il sultanato se si metterà in mezzo.

La Casa Bianca non sembra intenzionata a prorogare i termini del memorandum, e con il traffico marittimo di fatto bloccato e i mercati petroliferi in fibrillazione, la partita si gioca ora su un doppio registro fatto di scontri militari e di trattative indirette, dove il vero obiettivo non è più chi vincerà la guerra, ma chi riuscirà a imporre le condizioni per la sua conclusione.

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