Kristian Ghedina, l'amarezza dell'esclusione: «Per Milano-Cortina nessuno mi ha cercato»
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Redazione Sport
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In un contesto che idealmente dovrebbe celebrare la storia dello sci italiano, risuona invece la nota stonata di un campione dimenticato. Kristian Ghedina, il discesista con il maggior numero di vittorie di Coppa del Mondo per l'Italia, ha espresso con franchezza la propria amarezza durante un incontro culturale a Peschiera del Garda, dove presentava la sua autobiografia. L'occasione dei Giochi Olimpici invernali di Milano-Cortina 2026, che rappresentano un evento nel cuore delle sue montagne, si è trasformata per lui in una fonte di delusione, poiché, nonostante le attese, non è stato coinvolto in alcun ruolo istituzionale. «Mi aspettavo di essere uno dei volti delle Olimpiadi», ha affermato l'ex atleta, sottolineando come nessun organismo lo abbia contattato per sfruttare la sua immagine di testimonial. Una circostanza che, a suo dire, ha oltrepassato la semplice omissione per configurarsi come un vero e proprio oblio, al punto da dover essere lui stesso a candidarsi, compilando la scheda online, nella speranza di poter almeno portare la torcia olimpica.
Un’occasione sprecata secondo il campione
La riflessione di Ghedina, che pure riconosce il valore straordinario dell'evento per il territorio, si spinge oltre la questione personale, toccando il tema più ampio dell'eredità olimpica. Secondo l'ex sciatore, i Giochi sono paragonabili a un «treno ad alta velocità» che raccoglie una moltitudine di contributi, e la cui gestione richiede una visione chiara e lungimirante per non disperdere le opportunità. La sua esclusione, quindi, viene implicitamente letta come un sintomo di un approccio che potrebbe non cogliere appieno le potenzialità di una simile vetrina, soprattutto in termini di simboli e di continuità tra le glorie del passato e i riflettori del presente. La mancanza di un coinvolgimento diretto di chi, come lui, ha scritto pagine importanti di quello sport, appare dunque come un'occasione mancata per creare un ponte ideale con il pubblico.
Il racconto di una carriera oltre l’amarezza
L'occasione del «Salotto di Zenato», ideato da Nadia Zenato, è servita comunque a Ghedina per parlare della sua carriera, ripercorsa nel libro scritto a quattro mani. Lì, tra aneddoti sportivi e considerazioni sulla vita dopo le gare, l'amarezza per l'episodio legato a Milano-Cortina è emersa senza risentimento plateale ma con il peso di una constatazione oggettiva. Un dettaglio, quello della candidatura autonoma per il ruolo di tedoforo, che fotografa in modo efficace la distanza percepita tra l'istituzione olimpica e un suo potenziale ambasciatore naturale. Il tutto mentre, sullo sfondo, rimane viva la sua passione per quelle competizioni che hanno segnato la sua esistenza e per le quali si sarebbe aspettato, a questo punto, un riconoscimento diverso.
La necessità di una visione concreta per il futuro
Pur evitando toni polemici o accuse dirette, le parole di Ghedina sollevano una questione di metodo e di percezione del valore simbolico. L'ex campione insiste sulla necessità di non essere «degli sprovveduti» di fronte a un evento di portata mondiale, lasciando intendere che la costruzione di un'eredità solida passi anche attraverso il coinvolgimento delle personalità che hanno reso grande lo sport italiano. La sua esperienza, del resto, non è un caso isolato nel panorama sportivo, dove spesso il rapporto tra ex campioni e enti organizzatori segue logiche non sempre trasparenti. Quel che emerge, in definitiva, è l'immagine di un atleta ancora profondamente legato al mondo delle gare, che osserva da una posizione defilata i preparativi di una kermesse che considera anche un po' sua.




