Dazi Usa-Ue, trattativa in stallo tra giravolte americane e incertezze

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Mentre la scadenza del primo agosto si avvicina, i negoziati tra Stati Uniti e Unione europea sui dazi del 10% restano bloccati in un groviglio di contraddizioni. A Bruxelles, i mediatori europei – che da settimane cercano di trovare un accordo – denunciano l’incoerenza delle posizioni americane, spesso modificate senza preavviso. «A Washington cambiano idea continuamente», si lamenta chi segue da vicino il dossier, sottolineando come ogni dettaglio debba passare al vaglio di Donald Trump, il cui approccio imprevedibile mantiene la trattativa in un limbo.

La situazione è resa ancora più complessa dalla recente presa di posizione della presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, che ha accusato la Cina di pratiche commerciali sleali, tra cui il dumping legato a sovvenzioni statali e il controllo monopolistico sulle terre rare. Un tema che, sebbene distinto, influisce indirettamente sulle dinamiche transatlantiche, dato che sia Washington sia Bruxelles guardano con sospetto alla crescente influenza industriale di Pechino.

Intanto, il segretario al Tesoro americano Scott Bessent ha provato a rassicurare, parlando di un accordo «vicino» e definendo le tariffe previste come «boomerang», in riferimento al ritorno a aliquote già applicate in passato. Tuttavia, le sue parole non sembrano aver sciolto i nodi principali. L’Ue, dal canto suo, attende ancora comunicazioni ufficiali, mentre molti Paesi – fatta eccezione per quei pochi che hanno già trovato un’intesa – potrebbero ricevere da un momento all’altro la notifica delle nuove tariffe.

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